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Il sorriso di Vanoli e altri segnali da e verso la Conference. Fagioli, scandalo Nazionale

Matteo Magrini
Nuovi orizzonti e una rinnovata serenità, che va protetta nelle prossime settimane cogliendo gli spunti arrivati in Polonia

Partiamo dalla fine. Da quel sorriso mai visto prima sul volto di Paolo Vanoli. Un sorriso spontaneo, vero, liberatorio, sincero, pieno. Un sorriso che si traduce con una sola, determinante parola: serenità. E certo, molto ha influito quell'incredibile gol di Pongracic, ma dietro quegli occhi finalmente felici e tranquilli a mio avviso c'è molto di più. E guarda un po': quel sorriso, è coinciso con quella che per scelte iniziali e (soprattutto) per lettura della gara è stata a mio avviso la miglior partita dell'allenatore della Fiorentina. Bene aveva fatto a puntare su buona parte dei migliori (non è colpa sua se nel primo tempo evidentemente i giocatori non son riusciti a dare la giusta interpretazione e/o importanza al match) e ancor meglio ha fatto con i cambi che, una volta di più, si son rivelati determinanti. Vale nel bene, come nel male. E se tante volte fino all'altra sera il mister aveva inciso in negativo (penso alla partita col Torino) stavolta il suo intervento è stato decisivo per la rimonta.

Basta poco per tornare giù

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La speranza insomma, tanto per tornare al punto di partenza, è che il successo di Cremona abbia davvero liberato mente e cuore del tecnico. Nessuno infatti mi leva dalla testa che spesso sia stato lui il primo a trasmettere ansia, angoscia e paura e se ora, al contrario, il suo stato d'animo si è alleggerito allora si può seriamente immaginare un finale di campionato un po' meno (ma giusto un po') all'insegna della sofferenza. Giusto fargli i complimenti quindi e riconoscergli i meriti per il lavoro fatto fin qua pur restando fermamente convinto che, per il futuro, serva altro. L'importante però, tornando all'oggi, ed è un concetto che capisco possa venire a noia ma è giusto insistere, è che a nessuno venga in mente di allentare anche di un filo il livello della tensione. Basta a pensare al prossimo turno di campionato, e al fatto che basterebbe perdere con l'Inter (e ci sta) e nel frattempo assistere alla vittoria della Cremonese sul Parma per ritrovarsi, di nuovo, sul bordo del cornicione. 

Spunti di formazione

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Detto questo, i segnali o le conferme arrivati dalla Polonia meritano una riflessione. Il primo: in questo momento Parisi deve giocare sempre alto a destra. Il secondo, ma per quanto mi riguarda era già abbastanza chiaro: Harrison deve stare a sinistra. Anche da terzino, in caso di bisogno, ma solo e soltanto a sinistra. Il terzo: Piccoli è un centravanti che può (eccome) essere utile alla Fiorentina. E mi faceva abbastanza sorridere in questi giorni ascoltare o leggere i messaggi in radio di chi lo voleva confermato titolare anche domenica al posto di Kean. Come la penso, si sa: Piccoli viene da una scuola d'eccellenza (l'Atalanta) e ha movimenti molto più da “giocatore” rispetto a Moise. Non vuol dire che sia più forte. Vuol dire semplicemente che con lui squadra e compagni sono sicuramente agevolati e che il gioco ne risente in positivo. Eppure, fino ai giorni successivi alla sfida col Parma, a sentir più di qualcuno pareva che l'ex Cagliari non potesse nemmeno spogliarsi in uno spogliatoio di serie A. P.S: contro l'Inter, per il tipo di partita che immagino, partirei senza alcun dubbio con Kean. 

Ultime considerazioni

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La mancata convocazione di Fagioli in Nazionale mi riempie di rabbia. Perché non vedo un regista più forte di lui in circolazione, ma soprattutto perché in questa esclusione vedo molto poco di calcio. Vedo, invece, un ambiente che gli sta facendo pagare una seconda volta colpe per le quali Nicolò ha già pagato un conto salato. Mi sbaglierò, ma nessuno me lo leva della testa. Infine la Conference, e le reali possibilità di vincerla. Nella sfida col Crystal Palace vedo i viola partire col 40% di possibilità di passare il turno ma certo, adesso, è giusto puntarci con decisione. Basta gestire con intelligenza la rosa, ruotando gli uomini partita per partita senza “spaccare” la squadra in due tronconi distinti. Qualcuno passato da queste parti l'aveva capito per primo e oggi il suo conto dice: 11 turni ad eliminazione diretta su 11 passati in Europa...