Il primo pensiero, ma pure il secondo, il terzo, il quarto...vanno al mister. Senza spendere tante (inutili) parole o lasciarsi andare a chissà quale artificio retorico. Servirebbero a nulla, in un momento del genere. Tra qualche ora invece, e non appena tornerà a Firenze e in panchina, Palladino si accorgerà dell'abbraccio e del calore che questa città è capace di dare e ne trarrà forza. A lui quindi, e ovviamente a tutta la famiglia, la più sincera vicinanza.


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Il mister prima di tutto, poi la squadra. E’ il momento di aiutarsi e stringere i denti
Fiorentina, un ko che non scalfisce
—Detto questo, veniamo alla partita di ieri e partiamo da una considerazione. Banale, sicuramente, ma doverosa: non sarà certo una sconfitta a scalfire tutte le certezze accumulate in tre mesi di esaltante cammino. Una caduta, seppure dolorosa e fastidiosa, ci sta. L'importante, semmai, è sfruttarla per crescere ancora e rialzarsi. Forti come prima. Più di prima. Il (piccolo) problema, mettendo insieme quanto successo a Bologna con quello che si era visto la settimana prima col Cagliari, è che la Fiorentina è arrivata a questo finale di 2024 con la spia della riserva accesa. E pazienza se qualcuno (nel magico mondo dei sociali dove tutti disprezzano i giornalisti salvo poi sgomitare o inventarsi pagine travestite da testate pur di sfogare la frustrazione per non esserlo loro, giornalisti) si era innervosito quando era stato fatto notare. I viola sono in calo, e non c'è niente né di male né di così strano.
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Testa e gambe, un calo c'è
—Semplicemente, dopo una corsa clamorosa e con eventi che vanno oltre il calcio che si sono abbattuti sul gruppo (la vicenda Bove prima, il lutto del mister poi) la testa e le gambe dei giocatori sono andati in debito. Non a caso, altro aspetto sul quale ci eravamo concentrati spesso, lo stesso allenatore ultimamente ha decisamente cambiato approccio nella gestione della rosa e del doppio impegno. Non più la divisione in compartimenti stagni tra chi gioca in campionato e chi in coppa, ma una rotazione un po' più moderata nella quale garantire un minutaggio un po' più omogeneo a tutti. Del resto ieri, così come sette giorni fa appunto, i segnali son parsi evidentissimi: Gosens, Adli, Cataldi, Colpani (ma qua purtroppo non è solo questione di calo fisico), lo steso Kean, Beltran. Quasi tutti i giocatori chiave, alla distanza, calano vistosamente.
Serve cambiare qualcosa?
—Sia chiaro. Ieri c'è stato anche altro. L'ingresso di Ferguson per esempio ha completamente cambiato volto (tattico, e di impatto fisico) alla partita e in quel caso, senza voler dare nessunissima responsabilità a Citterio, l'assenza del mister si è fatta sentire perché la lettura e la reazione della gara non è stata la stessa che avremmo visto con Palladino in panchina. I cambi andavano fatti probabilmente prima, e il centrocampo andava rinforzato. A proposito. Non è un caso nemmeno il fatto che la squadra stia accusando un calo proprio dopo lo stop di Bove. E qua non parliamo dell'ovvio contraccolpo psicologico, ma proprio di quanto Edoardo dava e faceva sul campo. Nessuno può imitarlo, e nessuno può garantire quegli equilibri. Per questo, come ha detto Citterio, “bisogna cambiare qualcosa” in attesa e nella speranza che dal mercato arrivi un aiuto.
Il sogno Champions rimane
—La classifica, comunque, resta meravigliosa. Non solo. Squadre che pensavo potessero rientrare (vedi il Milan) restano impantanate in difficoltà enormi e in casi interni che non paiono trovar soluzione. Anche la Juve vive una crisi vera e profonda, ma nel suo caso temo che il prossimo mercato possa darle una grande spinta. Si vedrà. Di certo la Fiorentina sta dove sta con pieno merito e giornata dopo giornata, e anche in una sconfitta come successo ieri, dimostra di avere valori (tecnici e morali) all'altezza del sogno Champions.
Italiano, triste epilogo
—Chiudo con Italiano. Poteva moderare la sua esultanza? Sicuramente si. Ha fatto qualcosa che di solito non fa? Assolutamente no, e dire che ha esultato più del solito o che a Firenze non ha mai esultato così è semplicemente falso, così come non è vero che prima della gara non ha salutato i giocatori (basta guardare le immagini Dazn) come detto da Ranieri. Certamente lui avrebbe potuto, per evitare qualsiasi polemica, contenersi. Quello è il suo carattere però, il suo modo di vivere le partite, e probabilmente rappresenta anche un limite alle sue (per me legittime, tecnicamente parlando) ambizioni. Resta il dispiacere, questo sì, per una storia a mio giudizio comunque bella che finisce invece come peggio non poteva. Pietra sopra, quindi. E testa ad una Fiorentina che merita tutto il sostegno possibile.
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