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I nodi (e i numeri) vengono al pettine: ora Palladino e Pradè corrano ai ripari

Raffaele Palladino, Daniele Pradè
Proviamo a spiegarci il momento che sta vivendo la Fiorentina
Matteo Magrini

La domanda è: davvero, all'improvviso, son spuntati fuori tutti questi problemi? Davvero, da un momento all'altro e senza che ci fossero state avvisaglie, la Fiorentina capace di vincere otto partite di fila e di issarsi fin quasi alla vetta della classifica ha smarrito la retta via? Non è che per purissimo caso, senza che questo voglia dire mettere in discussione tutto quanto di buono è stato fatto e costruito fin qua, non era tutto oro quel che luccicava e non ci voleva poi molto per accorgersene? In fondo, era solo questione di voler fare uno sforzo in più. Roba che un tifoso (giustamente) difficilmente ha voglia di fare. Il tifoso gode, o soffre o si inc...per una vittoria o per una sconfitta, ed è normale che si fermi lì.

A guardar bene...

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I segnali però c'erano, ci sono sempre stati, e non erano nemmeno così nascosti. O dobbiamo tornare alle parate di De Gea e ai (singoli) palloni trasformati in oro da Kean? Se serve comunque, si può tornare un attimo indietro e ripensare (giusto per citarne qualcuna) alla partita col Genoa, a quella col Torino o a quella di Como, al punto strappato con la Juve. Si potrebbe continuare, in realtà, spingendosi fino alla gara/svolta con la Lazio o a quella, col Milan, che ha probabilmente salvato Palladino. Tutte vittorie, come si sa, e tutte (è un peccato dirlo?) probabilmente immeritate o comunque figlie anche di episodi fortunati o di prestazioni super a livello individuale. A proposito. Voglio ribadirlo perché è bene che il concetto sia chiaro: avere giocatori come De Gea, come Kean, come Gudmundsson (che pur tra un milione di difficoltà ha comunque risolto un paio di match) è un grande merito, e sottolineare i loro meriti non vuole essere un modo per sminuire i meriti dell'allenatore. Il mister è stato bravo a cambiare, a rivedere certe idee, così come costruire un rapporto forte con gran parte del gruppo.


Parlano i numeri

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Detto tutto questo però, c'è da tornare ai nodi della questione. Il primo: i numeri. Dopo 18 partite giocate, la Fiorentina (siamo tutti d'accordo sul fatto che abbia valori nettamente superiori?) ha un punto in meno (32 contro 33) dell'anno scorso. E quindi? E' scarso l'allenatore di oggi, o era un genio assoluto il suo predecessore? Nessuna delle due, ovviamente. Basterebbe aver l'onestà per riconoscere il lavoro fatto da chi non c'è più, e nel frattempo cercare di capire come mai i viola di oggi vivano di eccessi. O bene bene (gli 8 successi di fila appunto) o (l'avvio di campionato e il punto soltanto nelle ultime quattro gare) male male. Forse che quando si punta tanto, forse un po' troppo sulle individualità si finisce per l'essere inevitabilmente (e nel bene come nel male) “schiavi” di episodi e/o giocate e/o errori? Il dubbio, come minimo, è lecito.

De Gea come Terracciano (!)

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E poi ancora. I gol subiti: sapete quanti erano dopo 18 gare dello scorso campionato? E sapete quanti sono adesso, dopo le stesse 18 partite? Risposta esatta: 18. E pensare che dodici mesi fa in porta c'era Terracciano che (siamo tutti d'accordo?) non è dello stesso livello e non ha compiuto gli stessi miracoli di De Gea. Eppure ci avevano detto che prima la Fiorentina era allenata da un pazzo sconsiderato incapace di trovare l'equilibrio. E quindi? E quindi si torna sempre lì. Alla filosofia (lecita) che è stata scelta e seguita fin qua: difesa (molto) bassa, e pallone lasciato quasi sempre agli altri. Un modo di giocare apparentemente protettivo e rassicurante e che sicuramente crea i presupposti per trovare poi grandi spazi in contropiede ma che, allo stesso tempo, “invita” sempre il nemico ad entrarti in casa. Traduzione: tanti palloni in area di rigore, tanti tiri verso la propria porta. Di nuovo: se il portiere para e “miracoleggia” bene, anzi benissimo, ma sennò?

Ai ripari

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Morale della favola. La Fiorentina ha sicuramente una squadra con valori tali da poter ambire a un salto di qualità rispetto alle ultime stagioni e ha un allenatore che, fino ad oggi, ha portato a casa risultati più che positivi. Sta a lui però scegliere: far finta che quei difetti non esistano o non siano mai esistiti o (senza stravolgere le proprie idee, perché è giusto che le abbia e che le segua) rivedere qualcosa come già fatto ad inizio campionato. Alla società invece, e l'abbiamo detto e ripetuto mille volte, il compito di aiutare tecnico e squadra a non sprecare (ancora una volta) una grandissima occasione. Perché nonostante limiti e problemi, difetti e filotto negativo di risultati, la Fiorentina di Pradè e Palladino è sempre lì. In lotta per la Champions, e con la legittima voglia/ambizione di restarci fino alla fine.

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