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Fiorentina, tutti i meriti di Paratici
La vittoria contro il Pisa ha risvegliato l’ottimismo del popolo viola che non stava messo benissimo. Ora anche i più scettici cominciano a vedere un po’ di luce in fondo a questo tunnel. Allora, si domandano osservatori e orecchianti, di chi è il merito? Molti sono portati a indicare in Fabio Paratici il toccasana della situazione. Intanto è bene ricordare che il cammino verso la salvezza è tuttora pieno di insidie. Certo Cremonese e Lecce sono là, Torino e Genoa poco sopra: nervi a fior di pelle. Insomma la gara è quantomeno riaperta ---> leggi il calendario stagionale con tutte le date e i risultati della Fiorentina
Ma davvero è tutto merito dell’effetto Paratici? Di sicuro la presenza di un uomo di calcio conta. L’allenatore, finalmente, può parlare e c’è qualcuno che lo intende ma soprattutto c’è qualcuno che gli può offrire anche un punto di vista diverso. La squadra non ha preso gol e soprattutto si è avuta l’ennesima conferma che l’unico che può risolvere una partita è Kean. Due punti fondamentali sui quali non c’è neppure da discutere. La difesa contro il Pisa è sembrata più determinata, più cattiva e anche chi come Dodo, che proprio difensore non è, quando si è trattato di spazzar via un pallone dall’area di porta non ci ha pensato su due volte. Sui palloni alti finalmente la “contraerea viola” ha concesso poco e nulla. Ma soprattutto anche quando, nel secondo tempo, la Fiorentina si è ritirata nella propria metà campo, l’attenzione è rimasta altissima.
Va dato atto a Ranieri (spesso criticato) di essere stato uno dei più reattivi. Insomma è parsa una squadra da “muso corto” con buona pace di Allegri. Paratici, quindi, ha senz’altro il merito di aver portato calcio oltre ad aver “suggerito” degli innesti utili alla causa. Vanoli, peraltro, sembra un po’ più sicuro nelle proprie scelte e forse meno solo nelle sue decisioni. Vincere uno a zero contro una concorrente diretta è come un certificato di “buona salute” in quella zona di classifica.
Al di là delle chiacchiere ora tocca capitalizzare tutto questo. Gli uomini di calcio sanno che quando siamo nella zona “rossa” meno rischi si prendono e meglio è. Una volta si diceva “palla lunga e pedalare…” un motto che fa sobbalzare sulla sedia i professori di Coverciano. Di fatto, però pur nella rudezza stilistica, quel motto è più attuale che mai. Quando si è nelle panie della lotta per non retrocedere non si può badare ai modi, conta la sostanza. Ecco, pensiamo che, senza nulla togliere agli altri, Paratici abbia ricondotto tutto proprio al calcio, ai suoi principi elementari, alla sua logica sintetica: bisogna far punti, il resto è roba da tavolino o da social. Ora c’è l’Udinese…
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