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Fiorentina, ora si vede davvero una squadra. Ma non è ancora il tempo delle assoluzioni

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Il punto preso all’Inter, che non figurava in nessuna tabella-salvezza, ora può diventare determinante per la classifica, ma soprattutto per l’autostima da sbandierare in faccia alle rivali in un volata ancora piena di trappole
Enzo Bucchioni Editorialista 

Ora si vede davvero una squadra, i segnali arrivano chiari, uno dopo l’altro, è più facile metterli assieme: ci siamo. Aggiungerei finalmente. La Fiorentina ha giocato meglio dell’Inter capolista, ha tenuto il campo, gestito gli spazi, attaccato su tutto il fronte, difeso di reparto. Ma s’è vista anche grinta, voglia, sacrificio, compattezza. Rientrare in partita dopo un inizio choc è stato un altro segnale concreto: il carattere ora è saldo. La salvezza è ovviamente ancora da conquistare, sappiamo da tempo che si dovrà lottare fino in fondo, ma quando mancano otto giornate alla fine sono aumentate le certezze e diminuite le angosce. Non è poco. Sta arrivando anche la continuità dei risultati segno che la squadra lavora con maggiore serenità.

Il punto preso all’Inter, che non figurava in nessuna tabella-salvezza, ora può diventare determinante per la classifica, ma soprattutto per l’autostima da sbandierare in faccia alle rivali in un volata ancora piena di trappole. Ma adesso la Fiorentina c’è, ripetiamolo come un mantra con meno paura di sbagliare. Questa squadra non può più tradire perché ha imparato a stare in campo, ha una identità precisa, ha pure una formazione titolare che ha aiutato notevolmente a trovare certezze e intesa. E poi si prende la crescita tecnica e la personalità di diversi giocatori fondamentali come Fagioli (il migliore con l’Inter), ma in generale aumentando l’organizzazione del gioco si sono alzate anche le prestazioni individuali. Non è un caso che la difesa difenda meglio, semplicemente è più protetta dal centrocampo perché la squadra sta più compatta. Si sta cominciando a vedere un po’ di calcio e questo è sempre un ottimo compagno di viaggio. Poi tornerà Solomon, crescerà la condizione di Kean, dall’orizzonte è svanita la nebbia.


Dobbiamo dare i meriti a Vanoli, l’ho già scritto, perché uscire da certe situazioni non è mai facile. Ha ereditato una situazione pesante, è arrivato nel deserto calcistico del Viola Park senza una società o un dirigente di calcio alle spalle, è stato due mesi da solo, poi un mese con Paratici al telefono da Londra. Anche per questo forse ha impiegato parecchio tempo in più a rimettere in piedi una squadra che comunque i valori tecnici non li poteva aver smarriti. Alla fine, con i suoi tempi, i suoi errori e la zero esperienza in situazioni di classifica simili, ha trovato la strada del lavoro, dell’umiltà e della serietà. Errori e limiti riemergono, sicuramente però Vanoli va ringraziato. E con una corsa-salvezza meno stressante, la Conference potrebbe diventare il premio al suo lavoro. E un riscatto parziale per questa squadra. Una molla, insomma, per cercare di dare un senso diverso a una stagione che resterebbe comunque straordinariamente negativa e inaccettabile.

I mandolinari a buon mercato stanno cominciando a parlare di stagione leggendaria (l’ho sentito bene) se dovesse arrivare la Conference, dimenticando il dramma sfiorato dal Popolo Viola che ha sofferto delusioni e umiliazioni come forse mai nella sua storia, è in zona retrocessione dall’inizio dell’anno e purtroppo ci resterà fino alla fine. Troppo facile cancellare le responsabilità, non ho ancora ascoltato autocritiche e scuse per un tifoseria alla quale era stato detto che avrebbe lottato per la Champions e s’è ritrovata a vedere la serie B.

Tutti possono sbagliare, non è più il tempo delle ghigliottine, ma la sensazione di voler rimuovere il passato per attribuire solo ad altri le colpe è forte e chiara. Per ripartire l’anno prossimo come merita questa tifoseria e questa città, sono necessari cambiamenti profondi di linea e di idee. Se la Fiorentina è in zona retrocessione non c’è per caso, ma per debolezze enormi, errori e problemi che vanno riconosciuti e ammessi fino in fondo, poi risolti prima di ripartire. Altrimenti li ritrovi intatti. Le auto-assoluzioni in atto e i sorrisetti della serie “avete visto?” dopo i primi risultati positivi non sono accettabili.

La società Fiorentina non potrà avere l’assoluzione per la semplice salvezza, l’avrà soltanto se presenterà seri programmi di rilancio dell’ambizione sempre sbandierata e mai concretizzata. Rocco Commisso purtroppo non c’è più, ma resta la famiglia con la voglia di ripartire ben sapendo che la storia dei sette anni va cambiata. Scrivo questo perché siamo tutti contenti che le cose si stiano mettendo a posto, che la situazione si stia rasserenando, festeggeremo alla grande la salvezza, ma non vorrei sentir nessun dirigente dire che “siamo stati bravi a salvarci”. Dovranno essere bravi a fare la nuova Fiorentina.