Sembravano tre anime in un nocciolo. Cravatte, giacche attillate, sguardi allineati. Daniele Pradè aveva scelto Raffaele Palladino cui dare la panchina di Italiano, Alessandro Ferrari, dopo la scomparsa di Joe Barone, si era trovato catapultato da Rocco sullo scranno del comando. E, seppure dopo qualche stridore causato dall’annosa disputa sulla difesa a tre o a quattro, l’annata sportiva si era avviata con soddisfazione per i gol di Kean e le parate di De Gea. Non solo, nonostante che Gudmundsson dovesse risolvere il suo processo, nonostante che Pongracic mostrasse qualche ruggine e nonostante qualche deficienza nella rosa, la Fiorentina ha cominciato a macinare punti, fino a toccare vertici insospettabili. Sembrava tutto bene. Poi, all’improvviso, appena dopo il malore di Edoardo Bove, la squadra si è come inceppata. E mentre Palladino continuava con le sue dichiarazioni quasi al cloroformio si è delineato un quadro del tutto inedito: Biraghi (il capitano) fuori rosa, Pongracic al massimo in panchina e un turn over quasi nervoso, alla ricerca del bandolo della matassa.


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Fiorentina, tre anime in un nocciolo e i resti dello shuttle
Le diverse vedute
—Dopo la cocente sconfitta con il Napoli, Prade’ a fine partita commenta è stato un harakiri. Paragonare una sconfitta ad un suicidio significa come ammettere una colpa ed il soggetto non può che essere l’allenatore. Da quel momento le tre anime in un nocciolo (non ce ne voglia Bonaccorso) ci sono sembrate come i resti dell’esplosione di uno Shuttle: come i detriti che vanno in tutte direzioni diverse. Prade’, "chi ha mal di pancia celo dica…", Palladino, "il gruppo è unito…", Ferrari, "Luiz Henrique? E’ un ottimo allenatore" (giocando volutamente sull’omonimia tra il talento brasiliano e il tecnico spagnolo. Insomma uno spettacolo deprimente.
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Serve unione
—Intanto con la sconfitta di Monza il bilancio della Fiorentina diventa fallimentare: un punto in cinque partite, dieci gol subiti e quattro fatti (due su rigore). Tutto questo alla vigilia di un mercato invernale dove le voci si intersecano, molto anche grazie all’opera dei mediatori, definendo un panorama ancora più scoraggiante. Se non c’è identità di vedute tra le “anime” dove si va. In aggiunta si parla già di Tudor come possibile scelta futura di Prade’ quale sostituto di Palladino. E Palladino? “D’ora in poi allenamenti più intensi…”, il che indurrebbe i maligni a pensare che finora si fosse fatto tutto, come si dice, con la mano sinistra. Buonsenso vorrebbe che i “triumviri” trovassero un punto di incontro da trasmettere alla squadra e ai tifosi, un momento di coesione per, quantomeno, progettare il futuro di questa stagione. Ma prima di tutto di non parlare “lingue diverse”. La società è una, la direzione dovrebbe essere unica, l’obiettivo lo stesso. E il nocciolo buttiamolo alle ortiche…
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