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Dottor Paolo e Mister Vanoli: le due facce del tecnico e i numeri che finalmente tornano
Si potrebbe fare una battuta, e qualcuno per la verità già l'ha fatta, e dire che bisognerebbe affidare la Fiorentina a Paolo Vanoli dal fischio finale di ogni partita e fino alla rifinitura (compresa) di quella successiva per poi, invece, trovare un allenatore che gestisca “solo” i 90'. O perché no. Anche solo i secondi tempi. Ci scherziamo su, e “nessuno si senta offeso”, perché finalmente prestazioni (in parte) e risultati ce lo permettono e perché il punto di partenza di questa riflessione post vittoria sul Pisa non che partire comunque da una constatazione: il mister ha trasformato i viola e in mezzo ad una serie quasi infinita di errori a questa società (e a chi prese quella decisione) va riconosciuto il merito di aver rimediato ad una situazione che se lasciata correre avrebbe portato tutti dritti contro un muro. Certo, non si può nemmeno far finta che nel frattempo niente sia successo.
E qua entra in scena Fabio Paratici. Storia di dicembre, e di una presa di posizione che oggi sta ripagando con gli interessi il direttore sportivo e, di conseguenza, la Fiorentina tutta. Una volta incassata la sua disponibilità infatti, e con squadra e allenatore nel pieno di una (nuova) crisi nera, Ferrari e Goretti chiesero all'ex dirigente della Juve cosa pensasse della situazione del tecnico. “Vanoli per noi in questo momento è il top. Perfetto” gli rispose, più o meno, l'uomo che anche dopo il pareggio col Toro ha fatto di tutto (nel segreto del Viola Park) per proteggere l'allenatore. Il che non significa, sia chiaro, che abbia condiviso tutto o che non fosse preoccupato. Invece che abbandonarlo a se stesso però e in balìa delle critiche (spesso giusta, almeno per quanto mi riguarda), si è messo al suo fianco, l'ha aiutato e supportato, dandogli nuova forza e serenità proprio nel momento più difficile. Conta zero ormai, ma chissà come sarebbero andate le stagioni con Italiano o con Palladino se i due avessero avuto con sé personaggi del genere...
Torniamo al presente però, e a numeri che danno inequivocabilmente ragione a Vanoli. Uno su tutti. Quello più importante: 18 punti nelle ultime 11 partire. Una media da Europa, più che da salvezza, conquistati spesso con tanta sofferenza (e ci arriviamo tra poco) ma anche attraverso una lunga serie di miglioramenti. In ordine sparso, ma non proprio: la condizione atletica, la costruzione offensiva, la valorizzazione di Fagioli e quella di Parisi, il recupero di Ranieri (bravissimo, di nuovo) e, seppur con un discreto ritardo rispetto a quello che lui stesso si sarebbe aspettato, l'aver finalmente iniettato nelle vene della squadra quella sana cattiveria e quella piena consapevolezza senza le quali salvarsi sarebbe diventato impossibile. Certo, restano tanti aspetti sui quali ci sarebbe da discutere: l'aver buttato via la qualificazione diretta agli ottavi di Conference (anche se sta gestendo benissimo rosa e forze per il playoff), la lentezza nel passare dalla difesa a 3 a quella a 4, la comunicazione con la quale ha spesso fatto danni e, tanto per tornare al punto di partenza, la gestione dei cambi all'interno di una partita.
Era successo col Toro, e si è ripetuto col Pisa. Colpa di una squadra dalla scarsissima personalità, è vero, e di una paura che non ne vuol sapere di abbandonare quei cuori, ma l'allenatore ci sta mettendo spesso del suo. In fondo, il calcio è pieno di storie del genere. Ci sono mister maestri nel preparare le partite, e altri (Allegri ne è un esempio) fuoriclasse nelle letture e nella gestione dei 90'. Ecco. Vanoli mi pare evidente appartenga alla prima categoria e non c'è niente di male nel farlo notare. L'importante, ed è esattamente quello che è accaduto, è che l'ambiente a lui più vicino sia pronto a sostenerlo e che la squadra, magari, la smetta di farsi bloccare da inspiegabili fantasmi. Perché la tendenza è certamente positiva, così come i valori stanno finalmente emergendo, ma basta un attimo (vedi post Bologna) a tornare nel pozzo. Testa a Udine, quindi, alla ricerca di altri punti e di altre e sempre più forti certezze.
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