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Dopo le parole servono i fatti. Altrimenti c’è da sperare in un miracolo di Paratici

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Nel bel discorso di Commisso potrebbero celarsi delle contraddizioni, che il nostro opinionista si augura vengano smentite dai fatti
Matteo Magrini

“Tutto molto bello”, avrebbe detto Bruno Pizzul. Le parole, i concetti, la voglia di farsi sentire. “Tutto molto bello”, appunto. Preso atto del video postato dal Presidente Joseph Commisso, e accolti con favore i buoni propositi (uno “scusate” ai tifosi non ci sarebbe stato male...) ci permettiamo però di aspettare la prova dei fatti. Troppe volte infatti, e basta riguardare i risultati di questi sette anni di gestione americana, le belle parole son state spazzate via dal campo. Non è diffidenza, quindi, ma sano realismo.

Ci sono cose che non tornano

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Anche perché, e così scendiamo subito nel concreto, ci sono alcune evidenti contraddizioni tra il messaggio arrivato dagli Usa e i segnali che filtrano dal Viola Park. La prima, evidentissima: come si fa a parlare di rilancio e di “non voler pensare in piccolo” se nel frattempo si pone in cima alla lista degli obiettivi la riduzione dei costi? Come può un piano di rinforzamento partire dalla cessione o possibile cessione dei calciatori migliori? Il riferimento non è tanto a Dodò (un terzino sicuramente forte ma che in termini concreti, vedi gol e assist, rasenta lo zero quasi periodico...) ma a De Gea, per il quale si stanno rifacendo insistenti le voci su un possibile addio, e a Moise Kean. E sia chiaro. Qua nessuno, non io almeno, ritiene l'ex attaccante della Juve un campionissimo o crede che valga i (quasi) 5 milioni netti all'anno che gli son stati riconosciuti lo scorso anno. Il problema, come sempre, sta nell'altra faccia della medaglia: dove e come si trova un centravanti che garantisca tra i 15 e i 20 gol all'anno che guadagni tanto meno di Moise?

Paratici va messo nelle condizioni di fare il Paratici

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Domande alle quali dovrà rispondere il mercato, partendo dal presupposto che magari certi spifferi si riveleranno infondati e che dal prossimo vertice negli States usciranno invece piani di un vero rilancio. Una cosa, è certa: Joseph Commisso ha speso parole importantissime per Fabio Paratici e di sicuro se la Fiorentina ha qualche speranza di tornare dove merita non può che passare dalle competenze e dalle capacità del direttore sportivo. Certo, sarebbe un discreto controsenso aver cercato uno dei migliori dirigenti in circolazione per poi costringerlo ad operare “senza portafoglio”. Anche perché l'attuale rosa dei viola è a dir poco disomogenea e per renderla “giusta” per il 4-3-3 di Grosso necessità di una mezza rivoluzione: mancano (e ci limitiamo alle mancanze più evidenti) tutti gli esterni offensivi, manca un interno di centrocampo di grande impatto fisico, un centrale difensivo che sappia giocare a calcio e terzini di spinta e qualità. Dura, per non dire impossibile, portare avanti questo tipo di lavoro con un budget limitato e dovendo abbattere i costi.

Pazientare

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Per questo, sperando che la proprietà ci smentisca e affidi a Paratici i mezzi che servono per rilanciare la Fiorentina, ci permettiamo di dire che ora come ora non si può pretendere la luna. Anzi. Serviranno calma (tanta calma) e, tanto per cambiare, una gran dose di pazienza. Perché i viola partono da lontano, e pensare di passare da 40 a 60/65 punti nel giro di una stagione significa sperare in una specie di miracolo. Può accadere, sia chiaro, ma sono eccezioni. Se poi Joseph avesse voglia sul serio di pensare in grande, dando seguito con atti concreti alle belle parole, non potremmo che esserne felici.