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Cuore, carattere e campioni: Fiorentina, sono tornati i tempi di Paulo Sousa

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L'analisi del nostro editorialista dopo un'altra vittoria della squadra di Palladino: non sarà "salutate la capolista", ma la classifica canta e i viola volano
Enzo Bucchioni Editorialista 

De Gea e Gosens, quando i campioni fanno la differenza. E’ questa l’estrema sintesi di una partita dura, sporca e cattiva, che la Fiorentina ha portato a casa con il gol del nazionale tedesco e le parate dello spagnolo, l’ultima dimostrazione che questa è davvero una squadra piena di giocatori di un livello nettamente superiore. Una squadra che non deve porsi limiti. 

E sono loro, quelli bravi, che fanno la differenza quando è difficile trovare soluzioni, quando l’avversario (il Genoa) la butta sui nervi e sulla lotta, sulla difesa strenua, sulla disperazione.


Queste sono le vittorie che ti dicono quanto vale davvero una squadra. Quando porti a casa tre punti dopo novanta minuti durissimi, pieni di scontri, di fisicità, quando vinci mettendo dentro l’unica vera palla gol della partita, capisci che ci sono davvero tutti gli ingredienti necessari per provare a stare in alto e competere con squadre sulla carta più forti. Qualità, quantità e carattere: non manca niente.

E questa vittoria vale molto di più dei sei gol segnati al Lecce, a Genova le difficoltà erano molto più alte, sembravano insormontabili. Quando vinci una partita che in tanti sarebbero stati felici di far finire zero a zero vuol dire che c’è anche la mentalità giusta.

Dieci giornate sono un quarto di campionato, un’idea seria cominciamo a farcela e questa Fiorentina è a buon diritto al terzo posto in compagnia dell’Atalanta, davanti alla Juve, al Milan, alla Roma: roba da non credere. Ma è così e dentro questa squadra si rivedono situazioni lontane, da Montella a Paulo Sousa. Avanti così.

Tornando a ieri sera, in certe partite la Fiorentina aveva dominato come contro la Roma o il Lecce giocando un gran calcio verticale, ieri che la verticalità non c’era per l’atteggiamento ultra difensivistico del Genoa, ha saputo mettere in campo altre qualità che non sono scontate. Non era facile prendere in mano la partita, è stato tutto molto complicato, senza spazi per giocare, con la difesa del Genoa uomo su uomo e la cattiveria di chi sente l’acqua alla gola. La Fiorentina si è quasi adattata, intelligentemente non ha mai forzato la giocata o gli attacchi per evitare contropiede, ha aspettato il momento giusto e l’ha risolta prima Palladino con i cambi (Adli ha dato tanto), poi Gosens che in area ha l’istinto del grande attaccante e la reattività di una molla. E nei momenti più duri sono spuntate pure le manone di De Gea con due parate impossibili o quasi, una bassa sulla destra e una alta sulla sinistra, che valgono quanto un gol.

De Gea, quello che in estate i fenomeni dicevano “chissà se sarà ancora bono” e di Gosens “è spompato, a fine carriera, scarto dell’Inter”. Fenomeni del male.

Ma la gara di ieri sera, una di quelle che è più facile perdere che vincere, racconta anche tante altre cose da portarsi dietro in questo percorso appena cominciato che non sappiamo fin dove porterà.

La rosa è ampia, attrezzata, ha tante soluzioni e nonostante assenze importantissime come quelle di Kean, Gudmundsson, Cataldi e Comuzzo, l’essenza della squadra c’è stata sempre, ha funzionato.

Palladino l’ha messa sulla fisicità in mezzo al campo (Bove e Richardson) senza un vero e proprio costruttore di gioco, affidandosi alla qualità di Sottil, Colpani (non benissimo) e Beltran. Non è stato facile giocare e trovare spazi, le idee fluide non sono venute. Ma quando il Genoa ha mostrato i primi sintomi di stanchezza, ecco che la qualità e la visione di Adli hanno aperto spazi, la condizione atletica eccellente di tutti ha fatto il resto.

La Fiorentina si poteva accontentare, ma l’ha voluta vincere fortemente e l’ha vinta: segnatevi questo concetto. E’ la base.

E Palladino che per due mesi è sembrato incerto, titubante, quasi come se non fosse pronto per il salto di panchina, d’improvviso ha saputo trovare il coraggio e la sua vera dimensione, ora è davvero quello che ci descrivevano a Monza. Ha avuto bisogno di tempo, ha sbagliato strada all’inizio, ma poi ha capito in fretta dove andare. E sta gestendo il gruppo con grande maturità e personalità, altrimenti ieri sera non avrebbe lanciato un ragazzino di quasi 18 anni, il primavera Rubino, quando il risultato era ancora in bilico, l’uno a zero non era in banca. Altri allenatori avrebbero messo un difensore in più (Kayode o Parisi ad esempio), Palladino no, ha preferito un debuttante. Un segnale forte: il gruppo lo segue e lui ha coraggio.

La Fiorentina oggi è come una nave pirata, si aggira per il mare del campionato e fa paura a tutti, vince gli assalti, con la sciabola o con il fioretto non importa, ha il coraggio e la leggerezza di chi sorprende e di chi si diverte a fare quel che fa. Uno stato di grazia che potrebbe anche durare a lungo, basti pensare che il giocatore più atteso, Gudmundsson, non s’è ancora visto e che quello che aveva fatto la differenza (Kean) ieri sera non c’era. Ma c’è la squadra c’è, soprattutto vedo un gruppo caratterialmente granitico, questo pare di capire. Un gruppo che ha voglia di stupire…

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