Ci sono momenti, e questo è certamente uno di questi, in cui bisogna saper accettare il pericolo. Anzi. Momenti nei quali è giusto andarselo a cercare, quel rischio. Perché è vero, “chi lascia la via vecchia per la nuova sa cosa ma non quel che trova”, ma forse è proprio per questo che l'Italia (nel calcio, ma non solo...) sta via via sprofondando tra anonimato e irrilevanza. Lo dice sempre il mio amico Marco Bucciantini, e non posso che essere d'accordo con lui. “Questo Paese sta morendo di prudenza”. Vero. Verissimo. Per questo, e così veniamo alle cose che ci interessano, sono convinto che ora come ora la Fiorentina (e con lei i suoi tifosi) debbano andare esattamente nella direzione opposta. “Coraggio”. Questa dev'essere la parola d'ordine.

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Basta prudenza: se si vuol crescere bisogna accettare il rischio
I giovani non sono un rischio
—Traducendo in concreto. Basta operazioncine di comodo, acquisti da usato “sicuro” (?) o che abbiano come obiettivo (si torna sempre lì) il rischiare meno possibile. Ogni riferimento alle ultime sessioni di mercato non è puramente casuale, e ogni speranza in quella che si sta aprendo nemmeno. E sia chiaro. Vale sia per le operazioni in entrata, che per quelle in uscita. L'ho detto e ripetuto tante volte, e lo farò ancora: mai e poi mai mi sentirete criticare la società per aver tentato una scommessa su un giovane. Prima di tutto perché il calcio va nella loro direzione, e poi perché quando investi su un ragazzo è (quasi) impossibile rimetterci. Alle brutte, fai pari. O c'è qualcuno che pensa, tanto per fare un esempio che dia merito alla scorsa gestione tecnica, che qualora Ndour non avesse funzionato non sarebbe stato possibile rivenderlo per i 5 milioni sborsati per prenderlo?
Proprio come Beldenti
—Gli errori, quelli che non voglio più vedere, son quelli alla Jovic, alla Callejon, alla Boateng... e potremmo andare avanti per ore. Quando sento dell'interesse per profili come Baroni (2009) o Aranda (2007), o quando vedo arrivare un difensore classe 2010 come Beldenti (Brescia), non posso che guardare al futuro (immediato o meno) con un po' di ottimismo. Del resto, che fosse questa l'idea di Paratici, era abbastanza chiaro. Perché il direttore sportivo è abituato a guardare avanti e tra l'altro, non avendo probabilmente chissà quale budget a disposizione, ha un motivo in più per fare dello scouting la sua “arma” principale. Acquisti e/o obiettivi in entrata, si diceva, ma non solo.
Esempio De Gea
—Quando parlo di accettazione del rischio mi riferisco anche alle possibili cessioni eccellenti e, in particolare, a David De Gea. Un campione, senza girarci tanto attorno, che in queste due stagioni ha molto spesso fatto la differenza. Diciamocelo chiaro: nell'immediato, difficilmente la Fiorentina può pensare di trovare un portiere migliore di lui. Se si ragiona nell'ottica della squadra però, nelle risorse (leggasi ingaggi) da redistribuire in modo più omogeneo, il discorso può cambiare. Perché allora non sacrificare lo spagnolo e affidare la porta a Martinelli? Un rischio, certo, ma si torna sempre lì. Alla necessità di “lasciarsi andare”, al buttare il cuore oltre l'ostacolo. In Europa, nel mondo, lo stanno facendo praticamente tutti. Noi no. E guarda un po', da 12 anni ci ritroviamo a guardare i mondiali dal divano...
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