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L'imbucata

A Roma con coraggio per alimentare la speranza. Paratici, siamo alle solite

A Roma con coraggio per alimentare la speranza. Paratici, siamo alle solite - immagine 1
Ecco cosa servirà alla Fiorentina per proseguire la serie positiva.
Matteo Magrini

Servono coraggio e umiltà

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Il coraggio ha l'oro in bocca, il coraggio ha l'oro in bocca, il coraggio ha l'oro in bocca, il coraggio ha l'oro in bocca. Potremmo e vorremmo andare avanti all'infinito. E non perché (che ci crediate o no) il nostro cervello abbia fatto la fine di Jack Torrance e di quel fenomeno totale di Jack Nicholson. Semplicemente, vogliamo che sia particolarmente chiaro il concetto. Del resto lo abbiam detto e ripetuto più volte e quanto visto domenica, contro la Cremonese, non ha fatto altro che rafforzare la convinzione: se c'è una strada attraverso la quale la Fiorentina si può salvare è (appunto) quella del coraggio e della qualità. Inutile star lì a ragionare di mentalità da provinciale o robe simili.

Certo, è bene aver tener sempre presente quale sia la situazione e quanto sia complicatissimo tirarsene fuori, ma credo che pretendere da questa squadra che scenda in campo con lo stesso spirito di una Cremonese, di un Pisa o di un Cagliari qualsiasi sia esercizio vano. Sia chiaro, e qua ci tornano in mente alcune parole del mister. “l'umiltà dei vincenti” non deve mai mancare. Perché l'umiltà, giusto per sottolinearlo, non è qualità esclusiva delle piccole. Anzi. E' esattamente il contrario. I grandi sono tali proprio perché umili dentro. Nel profondo.

Quei bei segnali

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Detto e ribadito questo, non ci resta che sperare che i segnali intravisti domenica vengano confermati stasera. Una vittoria, quella contro la banda di Nicola, certamente più indicativa rispetto a quella sull'Udinese. Io la ricordo bene, la partita contro i friulani, e nei primi 7/8 minuti (fino al rosso che ha cambiato tutto) si era giocato solo nella metà campo della Fiorentina. Una squadra timida, quella, impaurita, timorosa. L'altro giorno no. L'altro giorno i viola hanno aggredito gli avversari e non sono arretrati di un metro finché non l'hanno schiantato. Vero, nel secondo tempo si sono riviste certe titubanze e le (enormi) difficoltà nel rendersi pericolosi, ma lo spirito non è mai mancato. Un merito, questo, da riconoscere a Vanoli. Bastava vederlo infatti, in panchina, per accorgersi di come fosse lui a chiedere (rieccoci) coraggio e aggressività.

A proposito del mister: Per onestà intellettuale non voglio fermarmi né al risultato né a chi l'ha determinato e quindi ci tengo a dire che la gestione del caso Kean non mi è piaciuta per niente. O lo punisci fino in fondo (e allora lo lasci 90' a sedere) o altrimenti non esiste tenerlo fuori fino all'84'. In una partita in cui sei obbligato a vincere, dopo un'ora, Moise va in campo. Punto. E lo dice uno che in questo caso invece lo avrebbe punito fino alla fine. Perché quanto successo in settimana, lasciando perdere dettagli e rispettando la privacy, mi è piaciuto zero. Starà a lui, da ora in poi, lasciar stare le parole e dimostrare coi fatti di avere (davvero) a cuore questi colori. In quel caso, e se Fagioli e Gud si confermeranno sui livelli delle ultime uscite, allora la fiammella della speranza può diventare qualcosa di più simile ad una fiamma.

Caso Paratici

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Chiudo su Paratici. L'ex Juve arriverà (zero dubbi almeno per ora...) ma il Tottenham vorrebbe trattenerlo per tutto il mercato di gennaio. E la Fiorentina? Non vuol metter né bocca né un euro (per un eventuali indennizzo) per sbloccare la vicenda. Un atteggiamento, quello del club viola, non proprio irreprensibile se vogliamo essere onesti. Se vai a disturbare un club cercando di portargli via un dirigente di quel peso infatti, non puoi pensare di lavartene le mani aspettando che sia lui a liberarsi. Certo, direte voi, se ad intervenire doveva essere il direttore generale allora forse è meglio così. Obiezione accolta, vostro onore, ma continuiamo a sperare che prima o poi questa società cresca di livello e che non si muova sempre e comunque secondo logiche che col calcio hanno poco a che fare e, con lo stile, ancora meno.