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Ora stringere i denti, per il futuro c’è tempo. Critiche ad Italiano incomprensibili

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Appuntamento con il consueto editoriale di Enzo Bucchioni. Dalle difficoltà legate alla fine del ciclo alla promessa di regalare un trofeo a Joe, una panoramica in vista del finale di stagione
Enzo Bucchioni Editorialista 

Sta arrivando la fine di un ciclo

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La Fiorentina deve resistere ancora un mese e mezzo, stringendo i denti, raschiando il barile delle energie e delle motivazioni per provare a centrare un obiettivo. I discorsi stanno in poco posto, quello che sta succedendo a questa squadra è abbastanza evidente, ve lo stiamo raccontando da almeno due mesi e lo ripeto brutalmente: stanno finendo le pile. Lo sanno l’allenatore e i giocatori prima di tutti, ovviamente, che cercano comunque di dare il massimo, di trovare soluzioni e fare rotazioni per restare competitivi fino in fondo. Non è un caso che ieri Italiano abbia concesso un giorno di riposo non previsto, le energie vanno recuperate e centellinate. Del resto, questi sono stati anni di grande impegno mentale e fisico, per me anche di grande crescita, questo gruppo andrebbe elogiato in ogni momento perchè come raccontiamo da sempre, è andato spesso oltre i propri limiti tecnici, ha continuato ad alzare l’asticella. Non si può continuare così all’infinito e quando Joe Barone e Italiano poche ore prima della tragedia, quel sabato del quale vi abbiamo raccontano tutti i dettagli, avevano deciso di separarsi in armonia dissero proprio questo, erano d’accordo proprio su questo: sta arrivando la fine di un ciclo.

Questa squadra nelle ultime due stagioni ha giocato più partite di tutte le altre squadre italiane (IL DATO), anche dell’Inter finalista Champions, è fra le primissime pure in Europa, andare in fondo alle competizioni è gioia, ma costa tanto soprattutto a giocatori non abituati a certi stress. Questa squadra ha speso come nessuna. Meraviglia quindi che la Fiorentina non abbia giocato la prima mezz’ora contro la Juve dopo il bel mercoledì con l’Atalanta, ma si capisce il perchè. Ha faticato a rimettersi in moto, ha faticato a ritrovare energie e motivazioni in una gara che conta, ma oggi conta meno delle altre. E’ un sottile gioco psicologico. Poi la reazione c’è stata, nel secondo tempo è tornata la Fiorentina per orgoglio e senso di appartenenza, ma gli alti e bassi degli ultimi due mesi ruotano tutto attorno alla difficoltà nel tenere un livello costante di rendimento e di intensità. Non ci sono più energie fisiche e mentali per farlo. Le molle scattano soltanto quando le motivazioni salgono e, ovviamente, le motivazioni maggiori restano per le coppe. Non è una scelta consapevole, è come un automatismo della mente.


Guardiamo avanti. Ma perchè criticare Italiano?

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Se tutto andrà bene restano ancora quattordici partite da giocare e la speranza è una sola, che il più delle volte, a cominciare da giovedì contro il Viktoria, la Fiorentina ritrovi completamente se stessa per tutta la partita. La Conference è forse l’obiettivo più sensibile, è il primo regalo (come ricordato ieri da Kayode) che la Fiorentina aveva promesso a Barone. E le promesse si mantengono. Questa parola d’ordine è ben chiara nello spogliatoio viola, a questo dobbiamo aggrapparci. A questo dobbiamo credere cercando di tenere una grande unità di fondo che invece ai più sfugge, a cominciare da commentatori superficiali o in malafede. Ma la storia la conoscete bene. Spero in un trofeo anche per vederlo sbattuto in faccia a certa gente che ha perfino la sfrontatezza di professarsi tifoso viola. Ancora ieri leggevo commenti agghiaccianti sull’allenatore che invece è l’artefice di questi tre anni di crescita, con un altro calcio e un altro tecnico sarebbero stati altri tre anni di sofferenza. Alla Iachini, per capirci. E meno male che contro la Juventus domenica sera non ci sono stati contropiede o gol regalati, ma solo l’evidente superiorità tecnica e atletica di una squadra con giocatori di una categoria diversa. Fate il solito giochino: quali viola giocherebbero nella Juve? Forse Nico. Forse. Stop. Fino a quando la differenza l’hanno fatta i giocatori, la Juventus è apparsa di un altro pianeta, quando la Viola ha ritrovato il filo del suo gioco, quello di Italiano, avrebbe anche potuto pareggiare. Ma è difficile da capire per chi non vuol capire e pensa al calcio di trent’anni fa senza evoluzioni.

Pensate che c’è ancora qualcuno che scrive che Italiano potrebbe anche restare perchè ha una clausola o che sarebbe il caso di tenerlo, il che non vuol dire soltanto l’aver bucato la notizia dell’addio consensuale (succede), ma non aver capito niente di quello che è successo negli ultimi tre anni. Il non riuscire a vedere il presente. Come successo con tanti allenatori di questa tipologia “spremitori”, da Sacchi a Conte, a De Zerbi e sono tanti, l’allenatore ha bisogno di stimoli nuovi e giocatori nuovi da spremere, i giocatori di sistemi diversi.

Dove sono nate le difficoltà

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Tornando a noi, probabilmente questa squadra paga un’usura maggiore anche perchè il mercato estivo non è stato “rigenerante”. Sulla carta sembrava giusto, ma NZola non ha partato niente delle sue dodici reti di media. Lo stesso dicasi per Mina e Maxime Lopez. Pochissimo ha dato Parisi, fin quando ha retto l’unico vero è sembrato Arthur. Poco da Faraoni a gennaio, Belotti si sbatte, ma non segna. Beltran sta arrivando solo ora dopo il rodaggio e l’ambientamento. Gli infortuni di Dodò e Nico hanno tolto molto e costretto gli altri a dare di più. Miscelate tutto questo e capirete perchè una squadra che stava andando oltre, pareccho oltre, a un certo piunto è tornata nel suo range. Ma i bilanci li faremo a giugno, ora resta viva la sensazione che quell’energia che resta, quella voglia che resta, il gioco che s’è visto anche con la Juve, la personalità, possano essere il carburante per l’ultimo sprint. Immagino la Fiorentina come un ciclista sotto lo striscione dell’ultimo chilometro o un maratoneta che sta entrando nello stadio atteso dalla gente. Non Dorando Pietri, ovviamente. In quei momenti le energie e l’adrenalina tornano e le aspettiamo già da giovedì in repubblica ceca.

E il futuro?

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Per il futuro c’è tempo. Italiano non ha nessun accordo, il Napoli lo ha contattato, ma non è detto vada lì. Per la Viola leggo e sento ora Palladino in testa, ora Gilardino, ora Aquilani. A seconda del vento. Ovvio che si stiano valutando dei profili e delle situazioni, anche De Rossi e la Fiorentina lo fa da mesi. Tutte le società lo fanno. Vi assicuro che niente è stato deciso e non escludo sorprese. Ripeto solo quello che mi disse Joe Barone poche ore prima del dramma, quel sabato: prenderemo un allenatore per proseguire e migliorare il gran lavoro fatto da Italiano. Per fare ancora quel tipo di calcio. Escludi Sarri. Credo che niente sia cambiato nelle idee di Rocco Commisso, resta solo da fare una scelta che ad oggi non c’è ancora.

Chiudo con un’altra annotazione per i Soliti Noti. Ho sentito dire “tanto puzzo per il Viola Park, ora il centro sportivo ce l’ha anche il Palermo”. Sono contento per il Palermo che vuol tornare in serie A, ma gli arabi del City proprietari della società siciliana, hanno speso meno di dieci milioni. Rocco centoventi. C’è un po’ di differenza, è un’altra storia, è un altro impianto, ma la malafede non ha confini. Neppure il ritegno.

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