I sogni, come diceva qualcuno, son desideri. E visto che l'estate (molto più di gennaio) è la stagione durante la quale far volare mente e cuore, allora è giusto che in questo periodo i tifosi della Fiorentina immaginino (anche) l'impossibile. Del resto quando, se non durante il mercato? Il problema, un grandissimo problema, è che in questo momento a Firenze tutto questo non c'è. Basta farsi un giro sui social, ascoltare le radio, leggere i commenti su internet. Disillusione. E' questa la (terribile) parola che ci viene in mente. Come se nessuno, o quasi, avesse più la voglia e la forza di credere in qualcosa di bello. Come se, appunto, non si riuscisse più a sognare.


L'imbucata
Fiorentina, ecco il mercato che vorrei
La disillusione
—Esiste qualcosa di peggio? Esiste, se si parla di calcio, qualcosa che metta più tristezza? Domande retoriche, soprattutto se si pensa a questa città. Sembra incredibile insomma, ma ora come ora Firenze e i tifosi i viola vivono nel “piattume”. Una specie di encefalogramma piatto che dovrebbe far riflettere chi ha gestito la società negli ultimi anni. Dal presidente in giù, ed il fatto che si siano ammessi sbagli e chiesto scusa può far ben sperare da questo punto di vista, farebbero bene a fare una serie analisi di quanto successo nelle ultime stagioni e a chiedersi come tutto questo sia stato possibile. Potrebbero, per esempio, ripensare a cosa dicevano e pensavano i tifosi nei giorni in cui Commisso acquistò il club dai Della Valle. Un entusiasmo travolgente, che ha accompagnato e circondato questa proprietà quasi senza remore. Fino ad Atene. E' stato quello il punto di rottura e adesso ricostruire il clima positivo è missione molto ma molto complicata.
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Servono i fatti
—La soluzione è una: rispondere con i fatti e, quindi, con il prossimo mercato. E così torniamo al punto di partenza. Sta partendo il mercato, ed è solo attraverso di esso che i viola possono riconquistare il proprio popolo. “Sogno”, quindi, è questo il concetto chiave. E se è giusto ribadire e sottolineare che non si possono pretendere follie o spese fuori controllo (che tra l'altro non rappresentano di per sé una garanzia di successo) è altrettanto lecito pretendere che dalla dirigenza arrivino segnali capaci di riaccendere la miccia. E sia chiaro. Non è solo questione di nomi. Pradè, tanto per capirsi, deve seguire le indicazioni di Palladino e lavorare secondo le proprie convinzioni e non avere come obiettivo quello di acquistare figurine capaci, col proprio nome, di far felici i tifosi. Non servono i Ribery o gli Jovic, giusto per fare degli esempi, ma giocatori che rappresentino un'idea forte.
L'attaccante che serve
—Prendiamo la questione attaccante. Da che calcio è calcio si sa, sono i bomber (insieme ai numeri 10) i giocatori capaci più di ogni altro di far sognare. Il problema, per la Fiorentina, è che arrivare a centravanti di primissimo livello (già affermati) è complicatissimo. Probabilmente impossibile. Servono idee, competenza e, magari, un pizzico di coraggio. Personalmente insomma, preferirei l'arrivo dell'Hojlund di turno all'acquisto di un Retegui. Sono quelli i segnali che mi farebbero pensare ad una vera inversione di tendenza. Ciò non significa che uno come Icardi mi farebbe ribrezzo, e ci mancherebbe, ma visto che certi ingaggi non rientrano nei parametri viola allora meglio investire (se si è convinti) su qualche giovane ancora fuori dai radar delle grandissime squadre.
Per chiarire ancor meglio il mio pensiero prendo a spunto anche la questione Nico Gonzalez. “E' incedibile al 99%”, ha detto Pradè. Traduzione: dipenderà da che tipo di offerte arriveranno. Per quanto mi riguarda comunque, non è la sua eventuale cessione il problema. Certo, se si portasse a Firenze un altro grande attaccante esterno e si riuscisse a trattenere l'argentino sarebbe il non plus ultra. Al momento però, non sono esattamente quelli i segnali. Il punto è: come comportarsi in caso di addio del 10? A oggi, si parla molto del prestito di Zaniolo. Calciatore forte, per carità, ma che almeno personalmente non sarebbe altro che l'ennesima operazione senza programmazione. Cosa mi piacerebbe? Mi piacerebbe che in caso di partenza di Nico la Fiorentina andasse con tutta se stessa su Soulè. Giovane, gonfio di talento e personalità, richiesto da squadre inglesi ma non dalle big. Sono questi, i profili che mi convincerebbero di aver a che fare con una società ambiziosa.
Si vedrà. Di certo serve qualcosa che riaccenda una fiamma spenta. Una miccia, un lampo, un botto. Senza follie, ma dimostrando di avere una visione precisa. Pochi prestiti (nessuno, se possibile), investimenti su ragazzi giovani e di prospettiva, qualche rischio, ed un paio di acquisti più “sicuri” che diano fin da subito stabilità. Si può fare? Credo di si. L'importante è volerlo, e aver programmato con anticipo.

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