La gara della svolta (parola di Palladino) e quella della conferma, l'ennesima, per una Fiorentina che da due mesi è letteralmente lanciata come un treno in corsa. Poco meno di cinquanta chilometri separano in linea d'aria Bergamo e Como, passato ormai remoto e futuro prossimo di una squadra che nessuno, dopo un avvio complicatissimo, si aspettava di vedere così in alto. Era il 15 settembre e in un Gewiss Stadium nuovo di pacca e tirato a lucido si tornava in scena dopo la sosta per le nazionali.


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Da Bergamo a Como, rivoluzione e consapevolezza. La svolta di Palladino
Nuovo inizio
—Per Palladino era la prima vera partita con tutti i nuovi a disposizione, ci aveva lavorato due settimane piene e aspettava solo il rientro di Gudmundsson. Ancora difesa a tre, Biraghi dietro, Bove alto a sinistra, De Gea all'esordio in campionato, Fiorentina due volte in vantaggio ma ripresa e superata in un minuto di black-out a fine primo tempo dal talento di De Ketelaere e Lookman. Ma in quella che per molti poteva essere l'inizio della crisi, o comunque di una stagione anonima, il tecnico ci ha visto tutto il buono possibile. Anche perché, con un centrocampo rivoluzionato nelle ultime ore di mercato (Cataldi, Adli, Bove, oltre a Gosens) per Palladino il mese di settembre è stato come un nuovo ritiro, una nuova preparazione precampionato quando però c'erano già da settimane in palio i tre punti. Poi si è sconfessato, ha virato a quattro, ma quella con l'Atalanta è stata la partita della consapevolezza.
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Quella di domani non sarà la classica gita al lago, ma la prima di un tour de force pazzesco che vedrà la Fiorentina in campo 10 volte da qui alla fine del 2024. Un po' più a nord-ovest di Bergamo, sulle sponde del Lario i viola ci tornano dopo vent'anni, quando la doppietta di Riganò spinse la squadra di Mondonico verso la rimonta playoff di Serie B. Ora invece i viola ci arriveranno conoscendo i risultati di Inter, Juventus e Atalanta (in campo oggi), per continuare a sognare una classifica bellissima e inaspettata.
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