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Plusvalenze sospette nei bilanci di Serie A: nel mirino Juventus e Napoli

(Photo by Daniele Badolato - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

C’è però un’altra domanda davanti a cui la stessa Covisoc deve arrendersi: come stabilire se il valore di uno scambio è congruo? Uno scoglio su cui si sono arenate anche le indagini della procura di Milano del 2018 su Inter e Milan

Redazione VN

Nuovo, potenziale, ciclone sulla Serie A. La Covisoc ha inviato al Procuratore della FIGC Giuseppe Chinè e per conoscenza al presidente Gravina una relazione sulle plusvalenze degli ultimi due anni, invitando ad approfondirne la natura. Sessantadue trasferimento di mercato, scambi a prezzi alti senza che si muovesse davvero denaro, o quasi.

Nel mirino soprattutto la Juventus, con 42 trasferimenti e 21 calciatori scambiati per 90 milioni, operazioni che però hanno fatto circolare realmente poco più di 3 milioni di euro, producendo benefici di oltre 40. E poi anche il Napoli nell'affare Osimhen, con quattro calciatori ceduti al Lille per 20 milioni complessivi: ora due sono in Serie D, uno in C, un altro è ancora al Lille senza aver mai giocato mai. Lo riporta La Repubblica.

Su Il Tempo si evidenziano alcune operazioni della Juventus nel dettaglio. Tra gli scambi principali oggetto di indagine figurano quelli con il Barcellona (Pereira Da Silva per 7,886 milioni e Pjanic per 60,842 in blaugrana, Arthur per 72 e Marques per 8,2 in bianconero; plusvalenza di circa 50 milioni), Manchester City (Cancelo e Taboada in Inghilterra per 75 milioni totali, con plusvalenza totale da oltre 40 milioni; Danilo e Correia per 47,5), Lugano (Monzialo-Lungoyi valutati 2,5 milioni a testa), Marsiglia (Tongya per Marley, 8 milioni) e Genoa (Rovella, valutato 18 milioni, per Portanova e Petrelli, valutati 10 e 8 milioni: operazione a costo zero, ma doppia plusvalenza). Segnalati anche una serie di scambi tra Pescara e Parma, tra Sampdoria e Chievo, mentre la Juventus ricompare nel giro d’affari con l’Empoli riguardante Mancuso, Adamoli, Lipari, Maressa e Olivieri.

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