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Il Tirreno
"Conta solo vincere, scrivere la storia, regalare emozioni alla gente. E a me piace farlo". L'apre così, Gino Infantino, la sua intervista che troviamo oggi sulle colonne de Il Tirreno. Il ragazzo arrivato dal Rosario ha le idee chiare, è un competitivo per natura ed è raggiante dopo il suo esordio a Genova con la maglia della Fiorentina. I compagni argentini, Gonzalez e Quarta, lo chiamano "gatto", perché si dice che i rosarini siano lesti come felini. Infantino sta lavorando molto sulle palle inattive e si descrive come un centrocampista a cui piace far girare la squadra senza disdegnare la fase difensiva.
"Nessuno ha dovuto convincermi, quando me l'hanno detto ho solo sperato e fatto in modo che si chiudesse presto", ammette candidamente. E' entusiasta della storia argentina di Firenze e della leggenda di Batistuta, del quale pronuncia il nome sotto voce, e non sente la pressione di essere stato osservato e voluto dai dirigenti viola. Il sogno? Giocare in Nazionale e vincere un Mondiale, ma non gli parlate di Messi o Maradona: "Leo? Lo guardi, lo studi e capisci subito che non ci arriverai mai. E' un privilegiato, devi solo godertelo".
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