Fiorentino d’adozione e tifoso: per Cesare è una sfida nella sfida

Prandelli è tornato alla Fiorentina anche per la voglia di rivincita

di Redazione VN
Prandelli

Cesare Prandelli è già proiettato verso le sfide da affrontare da qui a maggio, quando si deciderà che seguito dare a questa stagione (tra le prime ipotesi quella di un inserimento in società per seguire il vivaio. L’allenatore – scrive il Corriere Fiorentino – sa bene che tra i rischi del nuovo incarico c’è quello di deturpare un’infinità di ricordi legati a vittorie e momenti unici, ma è stata anche la voglia di rivincita a spingerlo a tornare.

Il quotidiano ripercorre poi la sua avventura alla Fiorentina: l’arrivo nel 2005, le qualificazioni in Champions League nonostante calciopoli e la penalizzazione, la semifinale di Coppa Uefa, le due panchine d’oro, le prime frizioni con la società a causa del presunto corteggiamento della Juventus, la scomparsa della moglie Manuela nel 2007.

Dopo la Fiorentina ecco la nazionale. La finale raggiunta contro la Spagna, nell’europeo del 2012, parve il massimo risultato per una selezione che raramente aveva giocato così bene. Logico che le aspettative per il mondiale in Brasile fossero altissime. Quella spedizione, invece, fu la prima esperienza in chiaroscuro, culminata con le dimissioni. Le cose non sono andate meglio né al Galatasaray, né al Valencia. Dopo l’Al-Nasr in Dubai, torna in Italia, al Genoa. Nell’ultima giornata della stagione 2018-19 il Grifone si salva, proprio contro la sua Fiorentina.

Per i fiorentini non se n’è mai andato, non a caso ha ricevuto il Fiorino d’oro con Renzi sindaco. Oggi vive in città e segue la costruzione di una villa in cui portare avanti l’azienda agricola che gestisce con la compagna. Quanto all’attaccamento ai colori viola, l’abbonamento di tribuna al Franchi, sottoscritto per due stagioni, certifica un animo da tifoso.

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