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“Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli” e il caso di Prandelli

Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images

Prandelli debole agli occhi della squadra ma anche nella programmazione societaria. Ha le sue responsabilità, ma anche e soprattutto i giocatori

Stefano Rossi

Il video di Luciano Spalletti che recita il mantra "Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli” è un cult. Imperversa sul web anche, anzi, soprattutto quando l'allenatore di Certaldo è disoccupato. Non è di lui che vogliamo parlare, bensì del suo teorema che ben si applica a Cesare Prandelli, collega che conosce e stima. L'allenatore viola sta vivendo un momento complesso, forse mai si era trovato in tali difficoltà nella sua carriera. Soprattutto perché è nella piazza del cuore. Ma, sentimentalismi a parte, oggi suo malgrado si inserisce facilmente nella seconda categoria. Per una serie di ragioni che, partita dopo partita, stanno venendo alla luce nel proprio significato. Il contratto che ha accettato da traghettatore lo ha fin da subito reso debole agli occhi del gruppo. Ricordate Iachini? Arrivò con un accordo di un anno e mezzo, fece subito bene e normalizzò un'altra sciagurata stagione. Semmai fu la sua conferma a sollevare più di un dubbio nel gruppo viola. E infatti nello spogliatoio il dubbio che serpeggiava e ha minato il morale della squadra era il seguente: come si farà ad inseguire l'obiettivo Europa se ci guida un allenatore che non c'è mai andato?

Ma torniamo a Prandelli. Indubbiamente in città gode di stima e apprezzamento, sentimenti figli della riconoscenza. In una parte della critica però sta entrando sempre più nel mirino proprio lui. Ed è legittimo, ma fino ad un certo punto. Sì, perché è vero che non ha dato la sua impronta. Come il fatto che la difesa viva di amnesie e l'attacco possa contare solo su Vlahovic. L'ultimo capo di accusa è il mercato, ma come avrebbe potuto un allenatore in scadenza dettare l'agenda societaria? Con quale voce in capitolo? Tanto più che, fino a poche settimane fa, la salvezza sembrava scontata. E infatti l'acquisto di Kokorin guarda più al domani che a oggi.

Nelle ultime settimane ha ripreso a circolare l'ipotetico ritorno di Iachini, più come una naturale deduzione per il contratto in essere che come possibilità imminente. Certo, un'eventuale e non auspicata disfatta a Benevento porrebbe più di un dubbio. Ma la sensazione è che da troppo tempo, al netto degli errori commessi nei vari campi, la squadra non risponda ad alcuna sollecitazione. In un anno e mezzo si sono alternati Montella, Iachini e appunto Cesare. Tre allenatori e uomini diversi, soltanto Beppe ha ottenuto una minima continuità. Ma poi è saltato anche lui. Non sembra esserci una guida in grado di far rendere al massimo l'insieme di giocatori. Sì, perché parlare oggi di squadra non racconterebbe il vero. Forse oggi se n'è accorto anche Prandelli che arrivò con altre idee e prospettive.

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