La storia di Moise Kean in Nazionale è strettamente legata a quella del ct Gennaro Gattuso. Con 13 gol in 26 presenze, di cui ben 6 nelle prime 8 partite della nuova gestione, Kean è diventato rapidamente un punto di riferimento offensivo. Ha segnato per sei gare consecutive, entrando in un’élite storica accanto a nomi come Adolfo Baloncieri, Luigi Riva e Roberto Bettega. Anche nella difficile trasferta di Zenica contro la Bosnia, è bastato poco per lasciare il segno, confermando il suo ruolo centrale in una squadra che si affida sempre più ai suoi gol.

Corriere dello Sport
CorSport: “Un bene per l’Italia che Moise Kean sia rimasto alla Fiorentina”
Nel sistema di Gattuso, Kean è il centravanti titolare indiscusso. Contro la Bosnia ha sbloccato la partita approfittando di un errore difensivo e di un assist di Nicolò Barella, dimostrando grande opportunismo. Dopo l’espulsione di Alessandro Bastoni, è rimasto da solo in attacco, sacrificandosi anche in fase difensiva. Ha sfiorato il raddoppio in contropiede, ma ha sprecato una grande occasione, prima di essere sostituito nel finale da Francesco Pio Esposito mentre l’Italia soffriva la pressione avversaria.
A Firenze, Kean ha trovato maturità e continuità, diventando un punto fermo anche per la Fiorentina, che si aggrappa ai suoi gol nella lotta salvezza. Ha superato gli infortuni e ha scelto di restare in Italia rifiutando offerte dall’estero, rinnovando fino al 2029. Un vantaggio per l’Italia che sia rimasto in serie A. Tuttavia, la sua rete non è bastata a evitare la delusione: l’Italia è stata raggiunta dalla Bosnia, trascinata ai supplementari e poi eliminata ai rigori, vedendo sfumare ancora una volta il sogno del Mondiale. Resta la sua prestazione, simbolo di un attaccante ormai leader, ma anche l’amarezza per un’occasione persa. Lo scrive il Corriere dello Sport.
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