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Fiorentina, tra rimpianto e orgoglio: il momento è adesso

Redazione VN
Riceviamo questa lettera aperta con le considerazioni di Leonardo Margarito direttore artistico del Festival Il Magnifico

Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma trasforma. Le rende più sottili, meno rumorose, eppure ancora capaci di riaprirsi al primo ricordo. A Firenze, quelle due finali di Conference League perse restano lì, sospese tra rimpianto e orgoglio. Soprattutto l’ultima, quella contro l’Olympiacos, scivolata via quando sembrava che il destino potesse finalmente tingersi di viola. Eppure, il calcio — e forse Firenze più di ogni altra città — vive proprio di questo: di emozioni che non si spengono mai davvero, ma che si rigenerano, stagione dopo stagione.

Oggi siamo di nuovo lì. Non nel punto più alto, non ancora, ma abbastanza vicini da poterlo intravedere. I quarti di finale contro il Crystal Palace rappresentano molto più di una semplice sfida europea: sono uno spartiacque emotivo, prima ancora che tecnico. Perché, sulla carta, è forse l’avversario più difficile che ci potesse capitare in questo percorso. Quello più completo, più strutturato, più “pronto”. Ma anche quello che può dirci davvero chi siamo. E allora viene da pensare a questa stagione. Una stagione complicata, spesso contraddittoria — proprio come la sua gente. Tra alti e bassi, critiche feroci e improvvisi slanci d’amore, la Fiorentina è riuscita comunque a restare aggrappata all’Europa. Non era scontato. Non lo è mai stato. E forse è proprio questo il punto che troppo spesso sfugge: arrivare fin qui, con tutte le difficoltà attraversate, è già un segnale. Di carattere. Di identità. Di appartenenza.

Firenze discute, si divide, si infiamma. È il suo modo di amare. A volte ingiusto, a volte eccessivo, ma sempre autentico. E in questo rumore continuo si rischia di perdere di vista la bellezza del tragitto che stiamo facendo. Perché sì, il campionato resta la priorità, la salvezza è un obiettivo concreto e fondamentale. Ma l’Europa… l’Europa è un sogno che continua a bussare. E allora immaginiamola, per un attimo, quella finale a Lipsia. Non come un’illusione, ma come una possibilità. Immaginiamo una squadra che ha imparato dalle sue cadute, che ha fatto pace con le proprie cicatrici e che decide, finalmente, di usarle come forza. Immaginiamo una Fiorentina che non si lascia più sfuggire l’attimo. Perché forse è proprio questo il senso di tutto: tornare lì non per cancellare il passato, ma per riscriverlo.

E se davvero dovesse arrivare quella notte — quella giusta — allora non sarà solo una partita. Sarà la fine di un’attesa lunga anni. Sarà la risposta a due finali perse sul filo del destino. Sarà, soprattutto, il modo più bello per dire che sì, certe ferite possono anche diventare vittorie. E Firenze, quella notte, saprà riconoscerlo e fare la sua parte.

Leonardo Margarito

_Direttore Artistico Festival Il Magnifico, conduttore e organizzatore di eventi culturali_