Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma trasforma. Le rende più sottili, meno rumorose, eppure ancora capaci di riaprirsi al primo ricordo. A Firenze, quelle due finali di Conference League perse restano lì, sospese tra rimpianto e orgoglio. Soprattutto l’ultima, quella contro l’Olympiacos, scivolata via quando sembrava che il destino potesse finalmente tingersi di viola. Eppure, il calcio — e forse Firenze più di ogni altra città — vive proprio di questo: di emozioni che non si spengono mai davvero, ma che si rigenerano, stagione dopo stagione.

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Fiorentina, tra rimpianto e orgoglio: il momento è adesso
Oggi siamo di nuovo lì. Non nel punto più alto, non ancora, ma abbastanza vicini da poterlo intravedere. I quarti di finale contro il Crystal Palace rappresentano molto più di una semplice sfida europea: sono uno spartiacque emotivo, prima ancora che tecnico. Perché, sulla carta, è forse l’avversario più difficile che ci potesse capitare in questo percorso. Quello più completo, più strutturato, più “pronto”. Ma anche quello che può dirci davvero chi siamo. E allora viene da pensare a questa stagione. Una stagione complicata, spesso contraddittoria — proprio come la sua gente. Tra alti e bassi, critiche feroci e improvvisi slanci d’amore, la Fiorentina è riuscita comunque a restare aggrappata all’Europa. Non era scontato. Non lo è mai stato. E forse è proprio questo il punto che troppo spesso sfugge: arrivare fin qui, con tutte le difficoltà attraversate, è già un segnale. Di carattere. Di identità. Di appartenenza.
Firenze discute, si divide, si infiamma. È il suo modo di amare. A volte ingiusto, a volte eccessivo, ma sempre autentico. E in questo rumore continuo si rischia di perdere di vista la bellezza del tragitto che stiamo facendo. Perché sì, il campionato resta la priorità, la salvezza è un obiettivo concreto e fondamentale. Ma l’Europa… l’Europa è un sogno che continua a bussare. E allora immaginiamola, per un attimo, quella finale a Lipsia. Non come un’illusione, ma come una possibilità. Immaginiamo una squadra che ha imparato dalle sue cadute, che ha fatto pace con le proprie cicatrici e che decide, finalmente, di usarle come forza. Immaginiamo una Fiorentina che non si lascia più sfuggire l’attimo. Perché forse è proprio questo il senso di tutto: tornare lì non per cancellare il passato, ma per riscriverlo.
E se davvero dovesse arrivare quella notte — quella giusta — allora non sarà solo una partita. Sarà la fine di un’attesa lunga anni. Sarà la risposta a due finali perse sul filo del destino. Sarà, soprattutto, il modo più bello per dire che sì, certe ferite possono anche diventare vittorie. E Firenze, quella notte, saprà riconoscerlo e fare la sua parte.
Leonardo Margarito
_Direttore Artistico Festival Il Magnifico, conduttore e organizzatore di eventi culturali_
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