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A Firenze cambia l’amministrazione: e la “Legge Terracciano”?

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Ripartire da Terracciano si o no? Cosa ci suggerisce il suo passato e quello di Palladino
Matteo Torniai

Oggi, 24 giugno 2024, è tempo di ballottaggio a Firenze, questione che, per svariati motivi, la Fiorentina segue con particolare interesse. In questo anno di rifondazione per la città a livello sia amministrativo che calcistico (con l'inizio dei lavori al Franchi e con la fine dell'era Italiano), può essere la volta di una rifondazione tra i pali? Il portiere in questione lo conosciamo tutti, Pietro Terracciano. Classe 1990 (34 anni), in stagione ben 47 presenze, 53 reti incassate e soli 13 clean sheet.

La storia che si ripete

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In viola da quasi 5 anni, dall'ormai gennaio 2019. Preso come il 'secondo portiere affidabile' si è fatto piano piano strada a suon di prestazioni e sfruttando le annate sicuramente non convincenti dei vari Dragowski, Gollini e Christensen. Il suo vero exploit parte proprio con la nuova gerarchia Italiano (nell'annata 20/21, con Dragowski tra i pali, per Pietro solo 4 presenze). Ogni anno in porta si cerca la 'rivoluzione' o transizione giovanile, ma l'esperienza e l'affidabilità di Terracciano l'hanno sempre fatta da padrone. A suo vantaggio, vi sono parate determinanti che hanno segnato la sua avventura in viola. Da quella contro il Twente nelle qualificazioni di Conference alla prima partecipazione, alla parata decisiva su Lazaro nel recente Fiorentina-Torino, fino a quella a Brugge, determinante per la qualificazione alla finale contro l'Olympiacos.


E' lui il portiere perfetto per Palladino?

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L'addio di Italiano apre tanti punti interrogativi sul suo conto. Oltre all'affidabilità tra i pali, Italiano vedeva in lui un'abilità e tranquillità coi piedi non indifferente; non a caso il gioco della Fiorentina, negli ultimi tre anni, si è sempre tanto basato proprio sul gioco palla a terra dell'estremo difensore viola. Il gioco di Palladino, però, potrebbe richiedere altro. Nella sua breve, ma comunque intensa esperienza in A, abbiamo sempre assistito ad un gioco verticale e catalizzante. In porta, sin dal primo momento, ha subito preferito Di Gregorio a Cragno (nonostante la maggiore esperienza in A del secondo), puntando, dunque, più sull'abilità tra i pali che, piuttosto, sul gioco palla a terra (ricordiamo il gol di Beltran a Monza).

Un'era in procinto di finire? Forse, ma, ad oggi, intervenire tra i pali è forse una delle ultime necessità per la società. Priorità a centrocampo e attacco, dove, a tutti gli effetti, c'è bisogno di riporre nuove basi. In porta, le basi, indipendentemente dell'arrivo di un portiere o l'altro, ci sono sempre state ed hanno sempre avuto un nome e un cognome: Pietro Terracciano.

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