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LUTTO VIOLA – Ci ha lasciati Mario Mazzoni, l’allenatore “tuttofare” che vinse la Coppa Italia nel 1975

Nella mattinata odierna è morto Mario Mazzoni, una delle figure più storiche della storia della Fiorentina

Redazione VN

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E' morto quest'oggi, all'età di 88 anni, Mario Mazzoni, un vero e proprio "pezzo" della storia viola.

Dopo avere militato nelle giovanili della Fiorentina il giovane Mario indossò, successivamente, le maglie di Pro Firenze, Castelfiorentino, Signa, Siena, Empoli, Ascoli e, soprattutto, Bari, dove, tra il 1953 ed il 1963, disputò oltre 300 gare ufficiali, divenendo un giocatore simbolo della storia dei "galletti".

Dopo l'esperienza pugliese Mazzoni chiuse la carriera in Toscana nel Prato e nel Poggibonsi, in cui svolse il ruolo di giocatore-allenatore.

Nel 1965 divenne allenatore della "Primavera" della Fiorentina, ruolo che mantenne fino al 1968, anno in cui riuscì a raggiungere la finale del campionato "De Martino" (persa alla "monetina contro la SPAL, CLICCA PER LEGGERE L'ARTICOLO COMPLETO). Nell'estate del 1968 passò a coprire il ruolo di vice allenatore della prima squadra, prima con Pesaola (con cui divenne campione d'Italia nel 1969) e poi, successivamente, con Pugliese, Radice, Liedholm e, nel 1974-75, con Rocco nella stagione che terminò con Mario Mazzoni in panchina nel trionfo in Coppa Italia a Roma contro il Milan. Nelle annate successive Mazzoni tornò a ricoprire il ruolo di "vice" con Mazzone, fino al dicembre 1977, quando riassunse (per qualche gara) il ruolo di allenatore della prima squadra in seguito all'esonero del tecnico romano.

Nel 1990, con la gestione "Cecchi Gori", Mario Mazzoni ritorna a coprire un ruolo di responsabile delle giovanili nella Fiorentina, mansione che mantenne fino al fallimento della società gigliata nel 2002.

"Era il ‘75 - aveva raccontato Mazzoni a "La Repubblica" nei mesi scorsi - avevano esonerato Nereo Rocco e mi toccò andare in panchina, in attesa che arrivasse Mazzone. Stavo male, non dormivo, non mangiavo. Non era il "mio". Una volta sentii alla radio che avevano mandato via Mazzone e avevano promosso me. Stavo mangiando a casa con la mia famiglia. Manca poco svengo. Chiamai subito il presidente: non facciamo scherzi, io sono il secondo e resto secondo. Oh, io sono fatto così. Fu Egisto Pandolfini a chiamarmi a Firenze. E così tornai nella mia città e iniziai ad allenare le squadre giovanili. Il giocatore più intelligente? Beh, forse Ciccio Esposito. Era uno che faceva correre gli altri, ma mai a caso"

 

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