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EDITORIALE

Un indizio non fa una prova, ma è un avvio. Ora i fatti

Matteo Magrini l'imbucata
Il nuovo editoriale di Matteo Magrini. Si riparte dalla conferenza stampa di ieri, con uno sguardo al prossimo futuro
Matteo Magrini

Bene, bravi, bis. E poi tris, eccetera, eccetera, eccetera...E' ancora presto insomma, tanto per venire subito al punto, per dire che tira aria nuova dentro e attorno alla Fiorentina. Quel che è certo è che il vento è cambiato e ora che tira forte e contrario contro la società (basta pensare al comunicato della Curva Fiesole) qualcuno tra gli Usa e il Viola Park dev'essersi reso conto che pedalare da soli, quando l'aria spinge in direzione opposta, non porta da nessuna parte. Meglio cercare collaborazione, “darsi cambi regolari” (come si direbbe nel ciclismo) e provare, tutti insieme, a superare la tempesta. Il fatto che l'abbiano capito insomma, rappresenta già un bel passo avanti rispetto al passato. Sia chiaro, e così torniamo al punto di partenza, non può bastare una conferenza stampa e non sono sufficienti l'umiltà e l'autocritica mostrate in questo caso per arrivare a sentenza. Servono e serviranno altre prove e, soprattutto, bisognerà vedere come si comporterà il club quando (ci auguriamo fin da subito con l'avvio della nuova stagione) i risultati torneranno a sorridere. Sarà allora che si capirà se davvero si è deciso di cambiare strategia o se, al contrario, questa improvvisa svolta non sia soltanto una (bassa) operazione di opportunismo. Per il momento comunque, come dicevamo nell'ultimo appuntamento su Violanews, è giusto porsi con spirito costruttivo, e tendere la mano. Se non altro, chi ha molto spesso sostenuto il contrario, si accorgerà che qua nessuno vuole il male della Fiorentina. Al contrario. Critiche, osservazioni e sottolineature servivano proprio per evitare che si arrivasse alla spaccatura di queste settimane.

Quanto misura l'ambizione?

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Fatta questa (lunga) premessa di fondo, possiamo analizzare alcuni dei punti trattati dal diesse e dal direttore generale. Prima questione: l'ambizione. I due dirigenti hanno usato parole molto nette e se è vero che probabilmente non avrebbero potuto fare altrimenti, è evidente che si siano assunti una grande responsabilità. I fiorentini infatti, in questo momento in particolare, non hanno alcuna voglia di far sconti. Hanno ascoltato quei discorsi, e state sicuri che saranno pronti chiederne conto. In realtà comunque, non si è parlato di obiettivi precisi. A cosa ambisce, la Fiorentina? A far meglio dell'ottavo posto, e va bene, ma quindi? Si pensa all'Europa League o addirittura a qualcosa di più? Di sicuro, e così veniamo ad un altro aspetto non proprio convincente, da quanto detto da Pradè emerge (quante volte ne abbiamo scritto in questi mesi?) il pensiero che la squadra che ha appena chiuso la stagione potesse chiudere molto più in alto in classifica. Quando si parla di punti persi per “rigori, pali e traverse” si dice sicuramente una verità, così come quando si sottolinea la distanza (minima) da settima e sesta in classifica. Questi pensieri però convincono molto meno se, ed è stato detto questo, si prende come riferimento il girone d'andata chiuso al quarto posto. Si torna sempre lì. Alla convinzione (di chi scrive) che quella posizione non rispecchiasse assolutamente il valore della squadra ma che fosse il frutto di un clamoroso lavoro di allenatore, staff e giocatori. I valori, quelli veri, non son difficili da individuare. Tolto il Bologna (e comunque se ne potrebbe discutere) tutte le squadra che hanno chiuso davanti ai viola (più il Napoli) erano e sono al momento nettamente più forti. Rendersene conto è il primo passo per provare, sul serio, a colmare almeno in parte quel gap. Continuare a dire che si poteva arrivare molto più in alto invece, rischia di essere il primo passo verso un'annata (parecchio) difficile. L'ARTICOLO CONTINUA SOTTO


Autofinanziamento sì o no?

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Altro punto, il mercato. Se “Nico è incedibile al 99%”, e se vale quanto successo fino ad oggi, resta da chiedersi chi sarà venduto per finanziare gli acquisti. Fino ad oggi infatti, è sempre stato così. Prima Chiesa, poi Vlahovic, poi Igor, Terzic, Cabral, tanto per citarne alcuni. La storia insomma dice che questa Fiorentina si è sempre dovuto autofinanziare e nessuno, ieri, ha detto il contrario. Anzi. Giustamente (e sottolineiamo giustamente) è stato ripetuto quanto sia importante rispettare l'equilibrio finanziario. Il problema è che (Kayode a parte, più Quarta e forse Beltran) ha sostanzialmente esaurito il proprio patrimonio tecnico ed economico. Ciò significa che in questi anni si è lavorato maluccio, e che si è programmato ancora meno. Si può invertire la rotta? Certo che si. Basta volerlo, ed avere le competenze necessarie per farlo. Chiusura su Palladino. Detto che non se ne può più di una Fiorentina che considera inarrivabili profili come quello, per esempio, di De Zerbi, il nuovo allenatore è sicuramente uno dei tecnici più interessanti della nuova generazione. Ha ambizione e passione, conoscenze e voglia di arrivare. Soprattutto, ha dimostrato di saper far giocare a calcio le sue squadra. Ora come ora insomma, non è lui il nodo della questione. Il nodo sta nel vedere se alle parole seguiranno i fatti e se il mister verrà messo nelle migliori condizioni possibili per esprimere le proprie idee. Magari, continuando a tenere aperte le finestre, a far circolare l'aria lasciando che la strategia del “noi contro tutti” o, al massimo, del “o con noi o contro di noi” finisca definitivamente nel dimenticatoio.

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