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Rivoluzione in casa Fiorentina? Sì, ma con giudizio

In attesa di poter considerare salva la Fiorentina, già si parla di rivoluzione in casa viola. Andiamoci calmi, ecco perché

Saverio Pestuggia

Mancano nove giornate alla fine del secondo campionato dell'era Commisso e purtroppo ancora non possiamo considerare salva la Fiorentina perché questo strano campionato giocato senza pubblico e con l'incubo del Covid-19 nasconde ancora tante insidie anche se pare che la quota salvezza sia più bassa delle precedenti stagioni. Riprova ne è il fatto che il punteggio attuale dei viola lo scorso anno avrebbe portato la Fiorentina in una zona più insidiosa.

I dirigenti

 conferenza presentazione cantiere Viola Park

Premesso tutto questo, in giro fra i tifosi e anche fra molti opinionisti emerge sempre più la volontà di fare piazza pulita fra giocatori e dirigenti, azzerando i quadri tecnici lasciando 'solo' 4 o 5 dei giocatori attuali. La cosa è fattibile? Credo proprio di no perché lasciare solo 5 calciatori per una rosa che deve contare su almeno 20 elementi vorrebbe dire cambiare 15 giocatori e farlo troppo in fretta dovendo scegliere senza ponderare bene spendendo tra l'altro un patrimonio. Tutto questo a mio giudizio non è applicabile al calcio professionistico, neanche se fossero già chiari fin da ora il ruolo di allenatore e di Direttore sportivo. Figuriamoci nella Fiorentina in cui ancora non è certa la conferma di Pradè come DS , ruolo che dovrebbe avere una parte decisiva nella scelta dell'allenatore. Contrariamente a quello che è il sentimento comune, Daniele Pradè ha ancora diverse chance di restare in sella perché ha lavorato in sintonia con Joe Barone, uomo a cui Commisso non farà certamente a meno. Se il DS romano resterà, non è escluso che possa ritentare l'assalto a Juric, fortemente cercato la scorsa estate. Il tecnico del Verona non ha intanto definito la sua posizione per il prossimo anno, mentre anche Gattuso non resterà sicuramente alla corte di De Laurentiis e potrebbe essere il prescelto se dovesse arrivare un altro direttore sportivo.

I giocatori

 GERMOGLI PH: NELLA FOTO PEZZELLA

Definita a breve la questione dirigenti e tecnico, Commisso è chiamato poi a fidarsi dei suoi uomini mercato lasciando loro carta bianca una volta definito il budget economico a loro disposizione. Certamente non saranno solo cinque i calciatori che resteranno a Firenze per i motivi che ho esposto sopra e soprattutto perché una squadra va costruita anno dopo anno cercando di migliorare nei ruoli che hanno lasciato maggiormente a desiderare. Detto questo Dragowski può dirsi tranquillamente sicuro del posto in rosa come il suo vice Terracciano. In difesa Martinez Quarta e Igor saranno in gruppo, mentre sono da valutare la posizione di Milenkovic (sempre più distratto e attratto da sirene e ingaggi inglesi) e Pezzella. Il primo dovrebbe partire portando un buon gruzzolo in cassa, mentre per il capitano molto dipende dal finale di stagione e dal nuovo tecnico. Molte chance di restare ha invece Caceres, jolly di difesa con grande esperienza. Sulle fasce potrebbero partire sia Biraghi che Barreca che non ha convinto né Prandelli né Iachini, mentre a destra da valutare Malcuit (prestito secco) con Venuti che invece potrebbe restare ancora in viola.

A centrocampo serve la maggiore rivoluzione. I dirigenti viola in partenza erano convinti di avere uno dei reparti più forti della Serie A ed in effetti Castrovilli e Amrabat venivano da un ottimo campionato, Bonaventura era una garanzia con l'unica incognita rappresentata da Pulgar. Il cileno non ha mai sfiorato il livello della stagione bolognese, le due mezzali hanno reso il 50% della passata annata e Bonaventura, soprattutto all'inizio, ha accusato qualche problema di troppo. Nullo per ora l'apporto di Borja Valero, tornato a gloria e messo in naftalina. Unica sorpresa positiva quell'Eysseric che a giugno sarà libero di andarsene a costo zero. In effetti qui il prossimo DS dovrà lavorare di sciabola.

 Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images

Infine l'attacco il cui nodo principale è rappresentato dalla conferma di Vlahovic che sta sempre più migliorando la sua posizione in vista del rinnovo contrattuale con le grandi europee che lo stanno osservandosempre più da vicino. Considerando la stagione deludente di Kouamé, l'incognita rappresentata da Kokorin (ancora tre anni di contratto), l'età di Ribery e Callejon, se dovesse partire il giovane serbo arriverebbe un bel gruzzolo ma il lavoro per il comparto tecnico sarebbe veramente difficile da portare avanti.

In conclusione molti giocatori partiranno per loro volontà o per scarso rendimento, ma su qualcuno si potrebbe provare a scommettere ancora per rimandare di un anno l'eventuale cessione. Cambiare troppo, lo ripeto, non è semplice, le squadre si costruiscono in almeno tre anni se non di più. Mettendo troppa carne al fuoco si corre il rischio di bruciarla, anche nel calcio.

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