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Rinforzarsi cedendo Nico si può, ma la storia recente dice il contrario

Matteo Magrini l'imbucata
Al posto dell'argentino serve un giocatore che abbia dimostrato di avere nelle gambe almeno il suo stesso numero di gol: Gudmundsson ok ma...
Matteo Magrini

Come si fa a tenere insieme la parola “ambizione”, la voglia “di alzare l'asticella rispetto alle ultime stagioni” e la cessione del tuo miglior giocatore? La domanda è legittima e potrebbe pure sembrare retorica, ma non lo è. Certo, in linea di principio è difficile migliorarsi perdendo quanto di meglio hai a disposizione. Perché diciamolo molto chiaramente: Nico Gonzalez non è un fuoriclasse, ha tanti limiti, si porta nel sacchetto (almeno) un serio infortunio muscolare a stagione e molto spesso (remember Atene?) tende a sparire negli appuntamenti decisivi ma resta, per distacco, il giocatore che ha determinato di più negli ultimi anni. Par farla ancora più breve: è l'unico calciatore di spessore internazionale (forse possiamo aggiungerci Dodò) della rosa della Fiorentina.

Per questo lasciarlo andare è (sarebbe) un rischio enorme. Soprattutto perché la storia recente insegna che i viola non sono mai, ma proprio mai, riusciti a sostituire in modo degno i propri gioielli. Rapido ripasso: perso Chiesa è arrivato Callejon, perso Torreira non è arrivato nessuno e si è deciso di puntare su Amrabat, ceduto Vlahovic ecco Cabral, Piatek, Jovic, Nzola, Beltran. Cinque centravanti, senza farne uno. Ci vuole insomma un grande esercizio di ottimismo e fiducia per pensare che stavolta la storia possa cambiare ma del resto, per chi ha a cuore i colori viola, non resta molto altro da fare.


Un attacco più forte è possibile

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Incrociare le dita, e sperare che Pradè, Goretti e tutta la squadra mercato riesca in quella che da altre parti è da anni la normalità: rinforzarsi nonostante o addirittura grazie alle cessioni eccellenti. Missione difficile, ma non impossibile. Si torna sempre lì. Servono competenza e programmazione, chiarezza di idee e condivisione (col mister) nelle scelte. Venendo alla situazione della Fiorentina quindi, proviamo a immaginare come potrebbe essere un mercato di rinforzo pur sacrificando Nico Gonzalez. Punto primo: al suo posto deve arrivare un giocatore che abbia dimostrato di avere nelle gambe almeno il suo stesso numero di gol e per questo Gudmundsson andrebbe benissimo. Non basta, però. Se davvero (come sembra) il Genoa è disposto a liberarlo in prestito oneroso (sui 5 milioni) con obbligo di riscatto allora sarebbe auspicabile l'acquisto di un altro giocatore offensivo. Un centravanti forte (Kean può giocare anche nei due dietro alla punta) o un altro esterno/trequartista. Ovviamente, andrebbero poi ceduto almeno due tra Ikonè, Kouame, Nzola e Brekalo. A quel punto il reparto offensivo (Colpani, Gudmundsson, Kean, mister X e Sottil) sarebbe probabilmente più forte rispetto all'anno scorso.

Il portiere? Dipende dall'ambizione...

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L'altro nodo è ovviamente il centrocampo. Detto che per Tessmannballano ancora le commissioni per gli agenti, resta da trovare un altro giocatore titolare da mettergli a fianco. Ecco. Si potrebbe anche rinunciare all'acquisto di un altro calciatore d'attacco oltre al sostituto di Nico, ma soltanto a patto che si vada a prendere un centrocampista da 15/20 milioni. Del resto, sono quelli i calciatori che (in teoria) garantiscono un salto di qualità. Un Locatelli, tanto per fare un nome certamente gradito e già cercato dalla Fiorentina, o comunque qualcuno come lui. E poi il portiere. Lo diciamo da tempo, spesso incontrando il fastidio di dirigenti o tifosi: se l'obiettivo è stare tra il settimo, l'ottavo o il nono posto va benissimo Terracciano.

Altrimenti (e Palladino la pensa così) serve qualcosa di meglio. Per intenderci: via Nico, dentro un portiere forte, due centrocampisti titolari di cui uno almeno di grande spessore (contando magari anche sui soldi che dovrebbero arrivare per Amrabat), Gudmundsson e se possibile (grazie anche ad altre cessioni) un altro giocatore offensivo di livello. Ecco. Fosse questo il mercato, considerando che sono già arrivati Colpani e Kean (su Pongracic è giusto aspettare per esprimere giudizi) allora, forse, la Fiorentina ne uscirebbe rinforzata. Altrimenti, sarebbe altissimo il rischio di indebolirsi. Ce la faranno? Riusciranno Pradè e soci a mettere in piedi una rosa che sul serio (e non a parole) sia in grado di lottare per il quinto o sesto posto pur perdendo il miglior giocatore? Alle prossime settimane l'ardua risposta.

Daniele Pradè; Alessandro Ferrari
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