PERSONAGGI VIOLA – Andrea Ivan: “Quando Diego Della Valle era un babbo per tutti noi”

Inizia oggi una nuova rubrica di Violanews.com. Ogni giovedì vi racconteremo un protagonista, in campo o fuori, della storia viola

di Paolo Mugnai

A Livorno lo chiamavano “l’angelo biondo”, poi mise i suoi guantoni al servizio della Florentia Viola, così si chiamava nel 2002 la Fiorentina in incognito. Il quarantaquattrenne Andrea Ivan, adesso fa l’allenatore dei portieri e gestisce una scuola calcio insieme a Vincenzo Moccia nello Sporting Arno.

Come avvenne il contatto con la Fiorentina?
“Avevo appena vinto il campionato di C1 col Livorno ma si ruppe il rapporto lavorativo col presidente Spinelli. Capitò che Aldo Agroppi mi disse di aspettare a valutare altre offerte perché c’era la possibilità di andare alla Fiorentina e questo avvenne tramite Giovanni Galli, ma molto merito fu di Agroppi”.

Come furono i primi giorni?
“Belli perché c’erano tutti i ragazzini giovani come Mugnaini, Galbiati, che avevano una voglia matta di rinascere con la Fiorentina. C’era anche il pensiero di dove si sarebbe andati a finire, perché era l’11 agosto e quindi non era così presto per costruire una squadra, ma Galli fece un grande lavoro ad andare a prendere giocatori per costruire quella squadra competitiva che vinse il campionato. Le difficoltà derivarono soprattutto dal costruire la squadra in ritardo, tanto che in Coppa Italia col Pisa si giocò coi ragazzini”.

I Della Valle: Diego e Andrea erano presenti?
“Uno lo vedevo frequentemente, quasi tutti i giorni. Era Diego, anche se il presidente Salica era sempre presente. Diego c’era spesso agli allenamenti ma anche nei vari ritiri. Ci sono tanti aneddoti di quei giorni. Una volta ci portò a visitare la sua ditta a Casette d’Ete, dopo la partita col San Marino; andammo a cena fuori in una location bellissima, stando tutto il giorno con noi. Diego era anche scherzoso, a me diceva sempre: ‘Ora metto anche te nelle foto con gli attori importanti’, Diego era un babbo per tutti noi”.

Un ricordo della C2?
“L’andata e il ritorno col Savona, in cui tra l’altro giocava Nappi; una caratterizzata dal vento e dal freddo, dura e maschia ma vinta e poi il ritorno perché fu la consacrazione matematica della promozione nella categoria superiore”.

In Serie B, però, fu scelto come titolare Cejas.
“Gli accordi erano altri, però si sa che nel calcio le cose possono sempre cambiare. Proprio dopo la partita col Savona io volevo andare a operarmi al ginocchio ma Cavasin non volle. L’anno dopo il tecnico cambiò la sua idea, o forse la società dato che il nuovo direttore sportivo portò tanti nuovi giocatori. Non a caso una volta Della Valle chiese a Lucchesi: ma tutti questi giocatori devo pagarli io? Perché eravamo più di quaranta. Davanti Riganò era più che una garanzia, anche nel suo caso il merito fu di Giovanni Galli, di portarlo sì a Firenze ma in C2”.

La mancata conferma in Serie A fu una sorpresa?
“Sapevo già a metà anno che me ne sarei andato perché non volevo più rimanere. Con l’arrivo di Lucchesi è finita la mia avventura a Firenze, così mi organizzai per cercare altre squadre”.

Da fiorentino, che cosa auguri alla Fiorentina?
“Dico ai tifosi di avere pazienza, come è stato ai tempi della C2. Augurio a chi è nella Fiorentina di fare un bel lavoro e onorare la maglia al 100%”.

Un giudizio su Sportiello?
“Secondo me è un ottimo portiere che non deve crescere più di tanto perché ha già dimostrato di poterci stare nella Fiorentina. Un buon acquisto, che dall’inizio del campionato ha subito cominciato a parare bene, a differenza di Neto o Tatarusanu. Alcune sue incertezze, come nelle uscite, possono dipendere anche da una sua scarsa fiducia in questo momento nei compagni di reparto”.

Avevi iniziato come ginnasta, allenandoti a Sorgane con un certo Yuri Chechi, poi il passaggio al calcio. In questo periodo storico calcisticamente parlando pieno di figli d’arte come ad esempio Federico Chiesa, che cosa auguri al tuo piccolo Dimitry?
“Da lui mi aspetto che faccia quello che ho fatto io, cioè quello che gli piaccia. Io ho cominciato con la ginnastica perché mi piaceva fare le capriole poi, tramite uno zio, sono passato al calcio. Sotto questo aspetto, quindi, avrà carta bianca, poi se giocherà a calcio andrà benissimo, ma la cosa più importante è che studi”.

 

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