Se abbiamo imparato a conoscere alcune delle sfumature del carattere di Raffaele Palladino, abbiamo capito che è un tecnico molto attento alle parole e, in generale, alla comunicazione. E ci sono alcuni concetti in particolare su cui il tecnico viola si è mostrato molto sensibile. Uno è emerso in maniera piuttosto eloquente quando alcuni colleghi hanno definito "scarti" i giocatori arrivati a Firenze durante la scorsa estate suscitando il disappunto dello stesso Palladino. Tuttavia, pur riconoscendo che l'allenatore faccia più che bene a porsi a difesa del proprio gruppo, è interessante riflettere sul tema e, pensandoci bene, forse non c'è da arrabbiarsi di fronte ad una definizione di questo tipo. Ma c'è addirittura da essere contenti.


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Perché chiamarli “scarti” non deve farci arrabbiare
Adli, Bove, Cataldi, Kean. Quattro giocatori, per motivi diversi, messi alla porta dagli ex club di appartenenza e che oggi sono colonne inamovibili di una squadra che veleggia nelle zone più alte della classifica. Il Milan, ha fatto sapere ad Adli fin da subito che per lui non ci sarebbe stato spazio, la Roma ha fatto di tutto per liberarsi di Bove, Cataldi ha visto solo la panchina con Tudor e Kean è stato svenduto in fretta e furia per dare ancora più spazio e responsabilità a Vlahovic. E non abbiamo citato De Gea, che dopo un anno di inattività ha deciso di ripartire proprio da qui. Che siano scarti non è un opinione, ma un dato di fatto. E questo non fa che avvalorare tutto il lavoro dell'ambiente.
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In primis della società, che ha visto qualità dove altri vedevano solamente ingombro portandosi a casa giocatori di livello a un prezzo, col senno di poi, estremamente contenuto. Poi del tecnico, che ha saputo valorizzare giocatori che gli altri club hanno bollato, senza pensarci troppo, come fuori dai rispettivi progetti tecnici. E ultimo, non per importanza, il lavoro fatto dai ragazzi stessi, capaci di dimostrare tutto il proprio valore spinti anche, magari, da un pizzico di sentimento di rivalsa. E allora viva gli scarti. Perché questa Fiorentina, fatta di esclusi, sta dimostrando che i veri vincenti non sono quelli che partono favoriti, ma quelli che sanno risorgere
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