Si deve ripartire da lì, quindi. Da quei 90’ giocati alla grande e dalla consapevolezza (è questa la parola chiave) che mercoledì bisognerà per l’ennesima volta andare oltre i propri limiti. Certo, se poi quei quattro non dovessero recuperare (ma siamo certi che si farà di tutto e di più per riuscirci) l’impresa sfiorerebbe i contorni dell’impossibile. Ci sono due grandiosi risorse però, che possono spingere la Fiorentina: l’organizzazione di gioco e il carattere. Due ancore di salvezza alle quali questo gruppo si è sempre aggrappato in questi due anni e mezzo e che sono stati (quelli sì) il vero valore aggiunto che ha permesso di raggiungere risultati comunque importanti. Senza campioni o fuoriclasse insomma, i viola hanno fatto di identità e cuore il loro “plus”.
Rischiamo (anzi, siamo consapevoli) di ripeterci per l’ennesima volta insomma, ma mercoledì Firenze (che piaccia o no) e la Fiorentina dovranno sperare in Vincenzo Italiano. Uno che si è presentato sul rettilineo finale della stagione ancora in corsa su tutti i fronti e che con i fatti (non con le parole) sta dimostrando tutto il suo attaccamento ai colori. L’ultima dimostrazione si sta avendo in queste settimane nelle quali tantissimi tra tifosi e addetti ai valori gli hanno chiesto e gli chiedono di lasciar perdere il campionato e di pensare soltanto alle coppe. “Non ci penso nemmeno”, ha risposto il mister. Eppure per lui, che a fine stagione saluterà, sarebbe stato molto più comodo (e conveniente) assecondare quel pensiero. Del resto, che gli importa se la Fiorentina l’anno prossimo (con un altro allenatore in panchina) non sarà in Europa? Nessuno insomma gli avrebbe detto nulla se avesse metto tutte le fiches su Coppa Italia e Conference. Anzi. E invece no. Italiano sta dimostrando che nella sua testa non c’è il suo futuro (sarebbe conveniente per la sua carriera mettere in bacheca un trofeo e, quindi, fare tutto il possibile per farlo) ma, semmai, quello della Fiorentina.
Certo, si tratta di un progetto parecchio ambizioso. Raggiungere altre due finali, tentare di vincerle e, nel frattempo, rincorrere un altro piazzamento europeo in campionato. Ma questo è, il mister. Un allenatore ed un uomo che punta sempre al massimo, costi quel che costi. Pretende il massimo da se stesso, e quindi dagli altri. In fondo, è anche per questo (oltre che per le difficoltà nei rapporti con la città) che la sua strada e quella della Fiorentina si divideranno. Perché fino ad ora la società ha sì beneficiato di quella voglia di volare alto, ma ha fatto pochissimo per assecondarla.
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