Diciamo la verità. Non ci voleva molta immaginazione per ipotizzare che questo momento sarebbe arrivato. Del resto, quando dalla proprietà arriva un input (chiarissimo) sulla necessità di abbassare il monte ingaggi, è ovvio che il primo pensiero corra ai giocatori che guadagnano di più. E così, dopo la sforbiciata dei vari Arthur, Bonaventura, Castrovilli, Duncan, Belotti e compagnia (che però non ha portato nelle casse viola lo straccio di un centesimo) e dopo la cessione del più pagato di tutti (Milenkovic) eccoci a Nico Gonzalez. “E' incedibile al 99%”, disse a giugno Daniele Pradè. Parole pesanti, ma che valevano (quasi) nulla per chi conosce il mercato.


L'imbucata
Nico, l’Atalanta e la Fiorentina. Una vicenda che certifica una tristissima realtà
Non esistono giocatori intoccabili
—Per diversi motivi. Il primo: nel calcio di oggi, e in particolare in Italia, non esistono intoccabili. Dipende sempre e soltanto dalle offerte che arrivano. Il secondo: negli ultimi anni la Fiorentina ha sempre fatto mercato autofinanziandosi e, quindi, non c'è da stupirsi che accada anche in questa occasione. Certo, se poi ci si presenta davanti a stampa e tifosi parlando di “ambizione” e di volontà di “alzare l'asticella” è legittimo pensare (o sperare) che lo si voglia fare garantendo anche un minimo di budget. Terzo: decidono i giocatori. Se Nico volesse andarsene insomma sarebbe dura impedirglielo e a chi dice che la Fiorentina ha già resistito lo scorso anno davanti a proposte da 40 milioni basta far presente che fu l'argentino, per primo, a non voler prendere in considerazione l'ipotesi di un trasferimento al Brentford.
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Il calcio non vive di ricordi
—Oggi però la storia è diversa e non è per nulla piacevole né raccontarla né sentirsela raccontare. Il riferimento, va da sé, è alla possibilità che l'argentino si trasferisca all'Atalanta. Un club che a molti fa venire l'orticaria soltanto a sentirlo nominare e che nessuno ha mai accettato di voler prendere a modello. Di più. Nessuno, a Firenze, ha mai accettato che si considerassero i nerazzurri concorrenti della Fiorentina. Giusto, se si guarda la storia. Ed è proprio questo il problema. Il paragone non ha nessun senso ma purtroppo il calcio non vive di ricordi ma di presente e per quanto faccia male in questo momento parliamo di due realtà lontane anni luce l'una dall'altra. Oggi l'Atalanta gioca la Champions, vince l'Europa League, fattura (molto) più dei viola e (dopo averti soffiato Zaniolo) può permettersi di venirti a chiedere il tuo giocatore più forte.
Si prova un'enorme tristezza a scriverlo o a dirlo, e viene da chiedersi che fine abbiamo fatto. Sembra incredibile insomma, ma oggi come oggi a nessuno (nemmeno il tifoso più illuso o ottimista) verrebbe in mente di credere che la Fiorentina possa presentarsi a Bergamo per chiedere ai Percassi uno dei loro titolari. Al massimo, questa Fiorentina, può sperare di avere una loro riserva (Musso) mentre un tempo era ovvio immaginare un giovane talento esploso in nerazzurro fare la strada verso Firenze. Basta pensare a Montolivo, o a Pazzini. Erano i due gioiellini più preziosi dell'Atalanta, e vennero qua. Altra vita, altro calcio. Soprattutto, altra Fiorentina.
Vedremo comunque cosa succederà. Vedremo se davvero Nico finirà in nerazzurro, se alla fine spunterà fuori un'offerta dall'estero (occhio all'Atletico Madrid) o se, e sinceramente io sarei sorpreso, non accadrà nulla di tutto questo e l'argentino resterà in viola. Dal mio punto di vista, il tema è sempre quello: non conta tanto chi parte, ma chi arriva. Certo viene il magone ripensando a tutta questa vicenda e ad una società diventata possibile preda di assalti (anche) per l'Atalanta. Però chissà. Magari a Rocco Commisso tornerà in mente tutto quello che ha detto sui nerazzurri (“io ci ho messo molto meno tempo di loro a centrare l'Europa”), avrà un sussulto d'orgoglio, e imporrà ai suoi dirigenti un clamoroso rilancio. Sarebbe bellissimo. Forse troppo, per credere che possa diventar vero...
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