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Una pericolosa ricaduta, sfiorato il disastro. La salvezza è tutta da conquistare

Una pericolosa ricaduta, sfiorato il disastro. La salvezza è tutta da conquistare - immagine 1
Dopo il 2-4 contro lo Jagiellonia, a far riflettere è anche e soprattutto la gestione della partita da parte di Paolo Vanoli
Enzo Bucchioni Editorialista 

Evidentemente la Fiorentina non è ancora guarita. Vecchi e nuovi fantasmi sono ricomparsi d’improvviso, l’allarme rosso è tornato a lampeggiare. Quella che doveva essere una partita tranquilla, in gestione e in controllo dopo il tre a zero dell’andata, ha rischiato invece di trasformarsi in un altro psicodramma collettivo. Ci sono voluti i supplementari per conquistare gli ottavi di Conference League, è servita tanta fatica, un enorme dispendio di energie fisiche e mentali, s’è infortunato Solomon, è successo di tutto quando non doveva succedere niente. La Fiorentina ha perso in casa 2-4 contro il modesto Jagiellonia e soltanto il risultato in sé ha del clamoroso. Per come è venuto è ancora più incredibile e inaccettabile. Una partita del genere potrebbe anche essere derubricata come una serataccia collettiva, ma aver rivisto tutti i difetti che questa squadra aveva fino a un mese fa, una fase difensiva imbarazzante, un centrocampo che non comanda il gioco e un atteggiamento superficiale, non può non preoccupare visto che c’è una salvezza ancora tutta da conquistare e alle porte una difficile trasferta a Udine.

Una gestione totalmente sbagliata

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Bisogna resettare subito, riprendere la concentrazione e rimettere al centro l’obiettivo vero. Se dopo due vittorie di fila qualcuno ha alzato le mani dal volante o è uscito dal carro armato, vuol dire che non ha capito niente. Le dichiarazioni dei giorni scorsi “Ora vinciamo la Conference”, ma anche altre, hanno sprigionato un ottimismo e un’euforia ingiustificati, sembra tornato l’atteggiamento superficiale di qualche settimana fa. E’ un mio timore, spero di sbagliare, ma tante cose devono far riflettere e impongono una immediata reazione. Questa sfida di Conference è stata preparata male e il primo a sbagliare è stato l’allenatore. Il turnover e le rotazioni sono state una scelta razionale, evidentemente però non è riuscito a far passare il messaggio che tutte le partite in Europa sono complicate, anche quando sei in vantaggio per 3-0. L’attenzione e la concentrazione non possono mai scendere, se in campo vanno giocatori molli come un budino, come se un play off di Conference fosse un allenamento del giovedì, le responsabilità sono enormi da parte di tutti. Ovviamente i primi in causa sono i giocatori. Se uno come Dodò non ha voglia di giocare, lo dica. Ma non solo lui. Fortini è chiaramente turbato da una cessione che non c’è stata, da un contratto da firmare, visto da fuori sembra un separato in casa. Continua l’involuzione di Comuzzo, con Pongracic non sono un coppia difensiva, ma s’era già capito. Ora basta vederli assieme, allora meglio Kouadio. Ma non si salva nessuno, ovviamente. Se anche De Gea fa una papera da oggi le comiche siamo al massimo. Poi mi chiedo e chiedo a Vanoli: perché ha fatto entrare Kean solo all’ultimo minuto regolamentare? Con l’imbarazzante difesa polacca (anche il portiere) un quarto d’ora di Kean forse avrebbe evitato i supplementari. Comunque valeva la pena provarci.


Il talentino Mazurek

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Infine s’è visto e spero si sia capito, che senza Harrison e Solomon sugli esterni, due specialisti, la Fiorentina perde protezione in fase difensiva e attacca peggio. I guai sono nati anche da lì, i polacchi sull’esterno (soprattutto a sinistra) hanno fatto tutto quel che volevano. A proposito. Dopo la gara d’andata avevo scritto una spacconata: nell’intervallo fra il primo e secondo tempo avrei preso il giovane centrocampista Mazurek, 19 anni. A Firenze ha fatto tre gol, ora forse per prenderlo ci vogliono troppi soldi. Non so se a Paratici ha fatto la stessa impressione, mi sembra un talento. Ma questo era solo un inciso. Ora c’è solo da sperare che l’inevitabile calo di autostima, la paura che s’è rivista forte e chiara in fase difensiva, non restino troppo a lungo dentro lo spogliatoio. E’ lavoro per l’allenatore, ma anche Paratici dovrà essere ben presente per far riprendere il discorso salvezza con decisione. Mancano dodici punti, salvarsi è un obbligo. Tutto il resto è un contorno.