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EDITORIALE

Palladino, così non va (e lui lo sa benissimo). Ma il problema non è il modulo

Palladino, così non va (e lui lo sa benissimo). Ma il problema non è il modulo - immagine 1
L'opinione del nostro vicedirettore all'indomani di Puskas-Fiorentina. Al di là del mercato, serve l'impronta di Palladino
Simone Bargellini Vice direttore 

E' stato qualcosa di più di una prestazione brutta, bruttissima, imbarazzante. Palladino e i suoi ragazzi sono stati ad un passo dal disonorare la storia della Fiorentina, nel giorno del 98° compleanno del club viola. Per fortuna che De Gea, i pali, Kean e tutto quello che sapete... Speriamo che davvero quella di ieri sia stata la "scintilla" che accende la stagione, certo la fiammata deve essere fortissima per invertire una tendenza che, ad oggi, è preoccupante. In quattro partite, con un calendario più abbordabile che mai, non si è visto niente di buono. Ma proprio niente. E dopo due mesi di lavoro, al netto degli alibi, è lecito attendersi molto di più.

Palladino, inizio in salita

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Chiedere per conferma ai vari Vanoli, D'Aversa, Runjaic, per non citare Thiago Motta. Ma il primo a sapere che poteva - e doveva - incidere fin da subito è proprio Palladino. Che non ebbe bisogno di chiedere pazienza quando subentrò a Stroppa alla guida del Monza A (dopo 1 punto in 6 giornate) e cambiò volto alla squadra già dopo 4 allenamenti, schiantando la Juve (non la Puskas Akademia) e infilando tre vittorie di fila.


Modulo? No, atteggiamento

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E' colpa del modulo. Si sta già alzando un coro: "Palladino deve abbandonare la difesa a 3". Io temo che invece si stia guardando il dito, anzichè la luna. Del resto Gasperini gioca col 3-4-2-1 (con due terzini sulle fasce) ma l'Atalanta non gioca poi così male, no? Anche il Napoli di Conte gioca a 3, così come l'Inter e il Torino. La verità è che non ci sono moduli giusti e sbagliati, così come era evidente - per chi non aveva il paraocchi - che la Fiorentina di Italiano non perdeva per "colpa" della difesa alta. Palladino sta utilizzando una difesa bassa, anzi bassissima, eppure i pericoli non sono diminuiti. Sono aumentati a dismisura. La differenza la fanno l'interpretazione e l'atteggiamento. Con il precedente allenatore la Fiorentina è arrivata a schierare contemporaneamente Arthur, Bonaventura, Gonzalez, Beltran, Kouamè e Belotti. 4 attaccanti, nessun mediano, una squadra fin troppo sbilanciata in avanti ma che spesso sapeva imporre il suo gioco, pur con tanti limiti. Con Palladino siamo passati all'estremo opposto, con 5 difensori e tracce di catenaccio puro (ieri sull'1-0). Ogni filosofia è legittima e può portare benefici, a patto che la squadra abbia identità e intensità: due caratteristiche che fin qui sono completamente mancate. La buona notizia è che niente è compromesso, a patto di cambiare marcia il prima possibile.

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