Sono quelli. Né più, né meno. Sono quelli capaci di creare più di un problema al Milan o al Como (poi magari un giorno ammetteremo pure che venivano dalla partita di coppa e che viaggiavano con due/tre marce in meno del solito...), di andare a vincere in casa del Bologna (ci stanno riuscendo più o meno tutte in questo 2026) e poi, qualche giorno dopo, di farsi schiantare in casa dal Cagliari o di prendere tre sberle senza sbattere ciglio dall'Udinese. Sono quelli, tanto per esser molto chiari, che a 10 giornate dalla fine del campionato sono appena saliti al quartultimo posto in classifica più per demeriti altrui che per “meriti” propri e quindi anche al Franchi, contro una squadra arrivata sostanzialmente in gita e senza la minima voglia di dar battaglia, possono benissimo riuscire nell'impresa di non calciare mai in porta. Inutile, insomma, star lì a storcer troppo la bocca. Meglio accettare una volta per tutte la realtà e non cadere, quindi, nello stesso errore in cui cade ciclicamente la Fiorentina.

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La verità fa male, lo so…
Salvezza, poi arrivederci senza grazie
—Sembra incredibile infatti, ma era e resta quello il problema principale di questa “squadra”: la presunzione. Quella insopportabile supponenza di chi pensa di esser bravo perché porta la maglia di un club colmo di storia e abituato ad altri campionati e che invece, di quella maglia, sono portatori impropri e molto spesso indegni. Per qualità (quanto ci siamo sbagliati, in estate...), comportamenti, carattere, attitudine. Non c'è un valore che sia uno, nei viola, e per questo un pareggio in casa col Parma che vale il sorpasso sulla Cremonese si può (forse si deve) accogliere senza far drammi ma semmai, ed io a metà secondo tempo ne ero sinceramente convinto, con la “soddisfazione” (tra 800.000 virgolette) per non averla persa. Tocca accontentarsi insomma, facendo tutti uno sforzo immane e mi rendo conto immeritato per lasciar da parte qualsiasi altro tipo di discorso. Se non ci riescono loro, almeno, proviamoci noi. Turiamoci il naso, cerchiamo in qualche modo di spingerli alla salvezza e poi (salvo rarissimissime eccezioni) arrivederci senza grazie.
Quella spocchia contagiosa
—A proposito. Dal Viola Park si alzano segnali di fumo e richieste di “unione” e “compattezza”. Lecito, per carità, anche se bisognerebbe aver l'onestà di riconoscere che nel 99% delle altre piazze simili a Firenze (hanno presente cosa sarebbe successo a Roma, tanto per dire, davanti ad una stagione del genere...?) ci sarebbe stato un clima molto, ma molto peggiore rispetto a quello che si è respirato e si respira da queste parti. Tifosi e stampa il loro lo hanno fatto, e se nonostante questo si sente il bisogno di sottolineare qualche critica eccessiva o di richiamare allo “star uniti” significa (si torna sempre lì) non essersi ancora tolti di dosso una certa spocchia che da sempre, purtroppo, accompagna questa società e che pare contagiare nel giro di un amen chiunque ne entri a far parte. Basta pensare a Vanoli. Capace di dire che “i giocatori devono farsi un esame di coscienza” per poi, tre giorni dopo, accusare i giornalisti per le “continue strumentalizzazioni”. L'ho già detto, e lo ripeto: venga immediatamente ristabilito il silenzio stampa e parli solo ed esclusivamente una persona: Fabio Paratici. Punto. Tutti gli altri, allenatore per primo, che pensino al campo, ad offrire prestazioni più degne rispetto alle ultime tre e, se possibile, a raccogliere in qualche modo i punti che servono per salvarsi. Per il resto, non si preoccupino. Firenze e i fiorentini (a differenza loro) hanno capito da mesi quale sia la realtà e hanno fatto e faranno di tutto per uscirne “vivi”.
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