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Il Kean di Palladino come il Vlahovic di Italiano. E se l’attaccante è forte…

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I numeri combaciano, l'amore di Firenze pure. C'è così tanta differenza tra il Moise Kean di Palladino e il Dusan Vlahovic di Vincenzo Italiano?
Giovanni Zecchi
Giovanni Zecchi Redattore 

State cercando di risolvere un'equazione. Passate mesi a provare metodi diversi, ma senza successo. Una volta ci andate vicini, poi scoprite di aver completamente sbagliato e riprovate. Finché, all'improvviso, ecco la soluzione! Perfetto: la sensazione che provate in quel momento è la stessa che tutti i tifosi della Fiorentina stanno vivendo in questi giorni nel vedere Moise Kean e dire:"Finalmente abbiamo un attaccante." Ebbene sì, ci sono state prove e controprove. I 7 gol in stagione, gli assist, le cavalcate dirompenti dell'ex Juventus confermano quanto detto in precedenza. E Firenze può tornare a sognare.

Ora, visto quanto sta facendo Kean in queste prime giornate, viene spontaneo paragonarlo all'ultimo grande attaccante che ha solcato i campi del Franchi: Dusan Vlahovic. Prendiamo i 6 mesi con Vincenzo Italiano, quando quella Fiorentina stupiva e trionfava in tutta Italia. Prima della sua cessione alla Juventus, il serbo stava dominando con la maglia viola. Nella stagione 2021-22, nelle prime 9 giornate aveva messo a segno 5 gol e un assist. Soltanto una rete in più rispetto ai 4 gol segnati dall'attuale bomber viola. Il paragone, quindi, non poteva essere più azzeccato. Ma al di là dei numeri, ciò che colpisce di più è il modo in cui questi giocatori sanno interpretare il ruolo. Entrambi, infatti, giocano con la squadra e contribuiscono alla manovra offensiva. Il primo gol contro la Roma ne è l'esempio più eclatante: sponda di tacco per Beltran e via nella profondità. Le stesse giocate che faceva Dusan Vlahovic a Firenze con Vincenzo Italiano. Lanci lunghi, protezione della palla, e poi tutto il resto lo faceva il loro strapotere fisico. Insomma, Dusan e Moise non sono poi così diversi.


Questa situazione, però, introduce anche un'altra riflessione. Nulla togliere ai vari Cabral, Jovic, Piatek e Nzola, ma quando l’attaccante è forte, i gol arrivano, in un modo o nell'altro. Non serve chissà quale schema tattico; basta la fiducia e il sostegno, quelli che Palladino ha dato a Moise Kean dal primo giorno in cui ha messo piede al Viola Park. Era tanto che Firenze non amava così un attaccante: chiedetelo a Vincenzo Italiano, che forse, oltre a pensare al Bologna, si starà chiedendo cosa sarebbe stata la sua Fiorentina con un Vlahovic fino a giugno o con un Kean a Praga o ad Atene. Ma questa è un'altra storia.

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