Il Giglio respira. Le mura del Forte Belvedere hanno retto all'assalto del diavolo rossonero. Però ha anche un sapore leggermente amaro in bocca. Avrebbe potuto sconfiggere il diavolo rossonero, e invece, la loro sfida è finita in parità. Come contro l'aquila biancoceleste, la partita precedente.
Il tifoso lontano
Il Giglio scaccia la paura nell’Arno
Prima di prendere la strada per Bologna, il Giglio si ferma di fronte all'Arno, circondato dai suoi undici leoni. E, per un breve momento, ammira il fiume che scintilla con la prima luce del mattino. Respira di nuovo. Si sente vivo, per la prima volta da molto tempo. Poi il Giglio decide di fare qualcosa di diverso, di temerario, di un po' pazzo, e si tuffa senza pensarci due volte nell'acqua gelida dell'Arno. Gli undici leoni hanno un primo momento di paura, però il Giglio li rassicura. Aveva proprio bisogno di questo bagno gelido per respingere le paure che lo attanagliano dall'inizio della stagione.
Il Giglio e i suoi undici leoni riprendono la strada, in direzione di Bologna, finché vedono di fronte a loro le due torri. E all'improvviso, il Giglio risente nostalgia. Si ricorda di quando Vincenzo Italiano stava ancora ad ovest degli Appennini, le imprese e le cavalcate vissute insieme. Ma caccia questi pensieri velocemente, con un pò di rabbia. Se uno ama davvero una squadra, un colore, li sposa, e li porta a vincere, anche con mezzi inferiori alle altre squadre. Infatti il Giglio non ama proprio il calcio moderno, e sogna ancora di giocatori, di un allenatore, che giurino fedeltà eterna alla Fiorentina.
Sveliamo un segreto: il Giglio non appartiene a nessuno. Ha un cuore, un'anima, e i suoi pensieri assomigliano molto a quelli dei tifosi più puri e innocenti. Al Giglio non interessa come si chiama il direttore sportivo. Il Giglio vuole vincere, e vuole vedere giocatori, leoni, che danno tutto per la maglia Viola.
E, il volto del Giglio assomiglia al viso della ragazza più bella che non avete mai incontrato, una ragazza vista una volta, da lontano, in un sogno, e mai più vista dopo. Infatti, il Giglio si nasconde in un fiore che rispecchia la purezza della sua anima. Si dice che chi vedeva il volto del Giglio non poteva fare altro che innamorarsene perdutamente. Però, quel detto era valido prima che le foglie del Giglio ingiallissero.
Cent'anni sono tanti, e mai prima il Giglio aveva sofferto come in questa stagione. Il Giglio non si ricordava di aver mai versato così tante lacrime amare, e di vedere talmente bambini soffrire e rimpiangere di tifare Viola. E, ad un certo punto, il Giglio ebbe un pensiero gelido, agghiacciante, che forse era giunta la fine. Per lui, e per tutto quello che rappresentava.
E, quando tutto sembrava perduto, accadde qualcosa di incredibile. Un gatto, Amaranto, chiamò il Giglio da una terra lontana, chiedendogli di crederci, di lottare. L'idea di essere amato anche in reami lontani e sconosciuti scosse il Giglio fuori dalla sua depressione. E subito dopo, la Viola vinse, per la prima volta, contro l'Udinese.
Quindi, il Giglio capì che Amaranto aveva ragione, e che poteva e doveva farcela. Questo nuovo pensiero toccò anche i suoi undici leoni, che da quel momento iniziarono a lottare in modo molto più unito.
E, adesso, la Fiorentina è chiamata a svoltare per la seconda volta. E' ovviamente proibito perdere a Bologna. Però, per uscire dalle sabbie mobili della classifica, bisogna anche iniziare a vincere, in trasferta, e contro avversarie blasonate.
E il Giglio lo sa. Sa che è il momento di buttare la paura nell'Arno, e di scendere in campo con la consapevolezza che la Fiorentina può, e deve, vincere.
Dal Libano, Amaranto, il gatto che tifa Viola, corre lungo il mare, e il Giglio fa questa cavalcata sua. Questi paesaggi mai visitati lo accompagnano nella sua nuova consapevolezza che questo nuovo secolo di vita che inizia per lui potrebbe essere più glorioso e vincente del precedente.
Post Scriptum
—Il Giglio si mette a tremare. Un vento gelido soffia. Un grande freddo lo attanaglia. Rocco B. Commisso ha lasciato questo mondo. Lacrime scorrono. Il Giglio non può dimenticare che per sette anni Rocco era il suo custode. Ed ora, sa che il Presidente continuerà a guardarlo da lassù e fare il tifo. Pregando, sperando, di finalmente vincere questo trofeo che sognava di portare a Firenze e ai Fiorentini.
E, spesso, la natura stessa si mette a piangere per accompagnare il dolore degli umani. Un gatto chiamato Rodio ha lasciato questo mondo, lo stesso giorno. Anche Rodio tifava Viola, dal lontano Libano. E possiamo ora immaginare che Rocco sarà felice di avere un piccolo compagno a quattro zampe nel suo ultimo viaggio.
Nota sull'autore:
Erik Vincenti Zakhia, è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 34 anni, ed abita Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola). E’ titolare di un diploma di master d’ingegneria nello sviluppo sostenibile dall’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, e parla quattro lingue. Potete seguire il suo lavoro su https://www.linkedin.com/in/erik-zakhia/
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