Firenze aspetta. Aspetta un trofeo, certo. Ma forse, prima ancora, aspetta di tornare a respirare quell’aria europea che sa di grandi notti, di ambizione e di crescita. Quando si parla di palcoscenici internazionali, il pensiero corre veloce agli undici uomini in maglia viola al Franchi. Eppure, al Viola Park, c’è un’altra Fiorentina che da anni vive sospesa tra aspettative alte e risultati che non riescono mai davvero a compiersi: è la Fiorentina femminile [LEGGI RISULTATI E CLASSIFICA AGGIORNATA]

La viola c'è, ma solo a tratti
Fiorentina femminile ancora fuori dall’Europa: cronaca di un triennio incompiuto
Negli ultimi anni, le viola si sono sempre presentate ai nastri di partenza come una delle principali candidate per un posto in UEFA Women’s Champions League. Una squadra costruita per stare tra le grandi, per competere stabilmente con le migliori del calcio italiano. Ma la realtà, stagione dopo stagione, ha raccontato una storia diversa: quella di un gruppo capace di arrivare vicino all’obiettivo, senza mai riuscire ad afferrarlo davvero.
La crescita incompiuta
—La stagione 2023/2024, la prima sotto la guida di Sebastian De La Fuente, sembrava aver posto basi solide. Terzo posto al termine della regular season, accesso alla poule scudetto e una classifica finale che, nonostante un rendimento altalenante nella seconda fase, ha comunque garantito l’accesso ai preliminari di Champions. Parallelamente, il percorso in Coppa Italia aveva acceso l’entusiasmo: eliminazioni di prestigiose contro Inter e Juventus, prima di una finale persa contro la Roma solo ai rigori, dopo aver subito il pareggio nei minuti finali. Una sconfitta dolorosa, ma anche il simbolo di una squadra competitiva, viva.
La stagione successiva ha seguito un copione simile, ma con un finale ancora più amaro. Ancora una volta la Fiorentina si è trovata a giocarsi tutto nelle battute conclusive, ma la sconfitta interna contro la Roma all'ultima giornata ha chiuso le porte dell’Europa. In Coppa Italia, invece, il cammino si è fermato in semifinale, con la Juventus capace di imporsi sia all’andata che al ritorno. Segnali di solidità, certo, ma anche la sensazione persistente di un’occasione sfumata.
L’anno della frenata
—Poi è arrivata l’annata attuale, forse la più emblematica. Con Pablo Piñones Arce in panchina, la Fiorentina aveva iniziato il campionato con entusiasmo e risultati, dando l’impressione di poter finalmente fare il salto di qualità e inserirsi nella corsa al titolo. Ma il 2026 ha raccontato un’altra storia. Un crollo improvviso, quasi inspiegabile: la prima vittoria dell’anno è arrivata soltanto il 14 febbraio, contro il Milan. Troppo tardi per rimettere davvero in piedi la stagione.
Da quel momento, le viola non sono più riuscite a trovare continuità: una sola altra vittoria, contro il Sassuolo, accompagnata da tre pareggi e una sconfitta. Un ruolino che ha fatto scivolare la squadra fino al settimo posto, a cinque punti dalla Juventus, con poche partite ancora da giocare e l’Europa ormai lontana. Per il secondo anno consecutivo.
Eppure, anche in mezzo alle difficoltà, c’è un dato che racconta qualcosa di diverso. La Roma, storicamente “bestia nera” delle viola, quest’anno non è mai riuscita a batterle: un netto 5-2 all’andata e un 1-1 nella gara di ritorno che hanno reso la Fiorentina l'unica squadra imbattuta contro le giallorosse in stagione. Un segnale, forse, che il potenziale della squadra è reale. Ma anche il promemoria più crudele: la Fiorentina c’è, ma solo a tratti.
Ed è proprio qui che nasce la domanda più importante. Cosa manca davvero a questa squadra per compiere il salto definitivo? Perché il talento non sembra essere in discussione, così come la capacità di competere nei big match. E allora il problema sembra risiedere altrove: nella continuità, nella gestione dei momenti chiave, nella tenuta mentale quando la stagione entra nella sua fase decisiva.
Il paradosso è evidente. La Fiorentina femminile non è mai stata così vicina alle grandi, e allo stesso tempo non è mai sembrata così lontana dal raggiungerle davvero. Nel frattempo, realtà come Napoli e Lazio hanno saputo crescere, superare le viola in classifica e cambiare le gerarchie di un campionato che non aspetta nessuno.
Firenze, però, resta lì. Esigente, appassionata, pronta a sostenere. Perché se è vero che un trofeo manca da troppo tempo, è altrettanto vero che questa squadra ha ancora tutte le carte in regola per tornare protagonista. Ma il tempo delle promesse, forse, è finito.
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