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Essere bassi, tecnici, con il numero dieci sulle spalle e la maglia del Boca Juniors all’inizio degli anni Novanta era quasi una condanna. La condanna a essere paragonati a Maradona.
Diego Latorre quel destino ce l’aveva scritto addosso: talento purissimo, fantasia, dribbling, visione di gioco. In Argentina lo chiamavano “Gambetita”, quello che salta l’uomo. Per molti era il miglior prospetto del calcio argentino di quegli anni. Per Vittorio Cecchi Gori, era il colpo perfetto per far dimenticare Roberto Baggio.
Alla Fiorentina arrivò con un carico di aspettative enorme. In campo ci rimase diciotto minuti in totale.
Eppure, il suo nome è legato a doppio filo alla più grande leggenda viola degli ultimi trent’anni: Gabriel Omar Batistuta.
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