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L'EDITORIALE

Kean tra Bati e Toni, Comuzzo tra Vierchowod e Chiellini. Fiorentina, dove puoi arrivare?

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Kean e Comuzzo, ma anche tanto altro. L'editoriale di Enzo Bucchioni per Violanews
Enzo Bucchioni Editorialista 

Ripartiamo dalla tripletta di Kean. Erano quasi vent’anni, dai tempi di Luca Toni, che la Fiorentina non aveva un centroavanti vero, capace di segnare, di muoversi da attaccante, di fare reparto da solo, di esaltare il lavoro della squadra. Ne sono passati altri, da Vieri a Gilardino, da Pazzini a Mario Gomez, ma per diverse ragioni, l’età, gli infortuni, il momento, hanno avuto un impatto non pari al loro valore.

Oggi c’è Kean e il filo si riannoda a Toni e se vado più avanti vedo all’orizzonte viola uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio: Gabriel Omar Batistuta.


E’ in questo contesto di storia, di ambizioni e tradizione che è riuscito a calarsi uno come Moise. Kean aveva bisogno di una squadra come la Fiorentina. E la Fiorentina aveva bisogno di un attaccante come Kean.

Matrimonio perfetto

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Un matrimonio perfetto, un’idea geniale andare a prendere un giocatore che per il Dio del Pallone era da sempre un Predestinato e poi s’era perso nelle strade piene di curve del mondo del calcio.

Un giocatore da rilanciare, un giocatore atteso da otto anni, da quando aveva debuttato in Serie A a sedici anni. E’ stato il primo ragazzo del Duemila a giocare e a segnare con i grandi.

Ora, otto anni dopo, tutto torna. E’ l’ennesima dimostrazione che spesso i piedi e le qualità non bastano, serve il contesto, servono la serenità e l’autostima, serve la testa. E’ arrivata, a 24 anni, la completa maturità insieme alla consapevolezza che era giunto il momento di rimettersi in gioco.

Quando Kean ha deciso di fare un passo indietro, di allontanarsi dalla Juve, dal Psg, da un mondo dove non riusciva a realizzarsi in pieno, quando ha scelto la Fiorentina, si doveva capire tutto quello che c’era dietro e dentro una scelta del genere. La voglia di rivincita, l’umiltà di voler dimostrare con il lavoro, con il sacrificio, chi è Moise Kean.

Non era automatico, nel calcio e nella vita non c’è mai niente di automatico, ma le premesse andavano lette e interpretate bene già in quella sera di luglio quando la Fiorentina ha annunciato l’acquisto di questo ragazzo.

Chi non lo conosceva e chi non sapeva e dovrebbe invece per mestiere conoscere e sapere (a Firenze sono in tanti) lo ha bollato subito come uno scarto della Juve.

A ventiquattro anni e con la sua storia (a gennaio lo voleva l’Atletico Madrid) Moise Kean non poteva essere lo scarto di nessuno, ma una grande sfida e una grande occasione.

L’occasione l’ha sfruttata, la sfida la sta vincendo compreso il ritorno in Nazionale.

Sono felice di aver fatto una delle tante scommesse che David Guetta si inventa per colorire e colorare il calciomercato, quando in estate gli ho detto “segnerà più di venti gol” sinceramente lo speravo, ma ho volutamente esagerato per dare enfasi a un acquisto snobbato dai più. Sono felice che Kean stia andando oltre, se lo merita.

Ora c’è da chiedersi dove può arrivare la Fiorentina con un centroavanti così e, soprattutto, con una squadra così forte in tutti i reparti.

Volete sapere la mia?

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Non mi pongo limiti e non metto paletti. Chi fa sport deve ragionare sempre e comunque così.

Quando si hanno forti ambizioni e motivazioni e la Fiorentina le ha, quando un gruppo è forte e serio e mette al centro il lavoro, l’umiltà e la voglia di migliorarsi in ogni allenamento, quando nello spogliatoio c’è la chimica giusta, è giusto puntare il più in alto possibile. La voglia di andare oltre ogni limite mi sembra sia quasi una parola d’ordine, con la giusta consapevolezza, ma anche la leggerezza e la felicità di fare quello che si sta facendo.

Avanti a testa bassa e pedalare, le braccia si alzano solo sul traguardo, era questa la sana filosofia del ciclismo epico. E’ sempre quella.

La Fiorentina deve continuare così, per la strada imboccata, consapevole di quello che vuole, consapevole del valore della rosa, consapevole che si può ancora migliorare (manca Gudmundsson e non solo), ma anche che ci saranno momenti difficili dai quali saper tirarsi fuori. Tutto questo deve essere la Fiorentina e i conti li faremo più avanti, alla fine.

I sogni ci sono e vanno coltivati, la crisi della Roma e di altre vanno sottolineate per approfittarne, ma l’esaltazione e l’eccitazione devono invece appartenere soltanto ai tifosi che godono e hanno tutto il diritto di godere.

E alla rinascita di Kean voglio aggiungere la crescita di Comuzzo esaltato ieri anche dal Ct Spalletti.

Pianticella

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Comuzzo è la faccia bella del calcio che ci piace, che ci riporta a valori che purtroppo troppo spesso sono messi da parte. Un ragazzo consapevole, già toccato dalla durezza della vita, che sa quello che vuole, sa dove vuole arrivare con il lavoro e il sacrificio, anche con lo studio. La cultura serve e aiuta a crescere anche chi deve lavorare con i piedi.

Anche qui c’è un filo viola che collega Comuzzo a Pietro Vierchowood, un grande difensore-marcatore. Forse il più grande, ricordo bene come lo soffriva anche Maradona. A Comuzzo piace Chiellini un altro che è passato dalla Viola e lo capisco, lo ha visto giocare, è più vicino a lui. Da Vierchowood a Chiellini arriviamo a Comuzzo, un altro filo viola che ci piace annodare.

E Comuzzo è anche il simbolo di quello che dovrà essere la Fiorentina del futuro, con tanti ragazzi che escono dal Viola Park, con un senso di appartenwnza altissimo e l’idea che i campioni si possono costruire anche in casa. Le strutture ora ci sono, i talenti vanno capiti e coltivati, altri ne arriveranno.

Ma non solo Kean e Comuzzo, la Fiorentina è tanta altra roba, ho visto un altro gol “tre passaggi in porta”, un calcio essenziale, basico e letale. Chi ricorda Trapattoni e chi ha in mente Prandelli, in questa Fiorentina può trovare un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.

Senza volare troppo in alto, con i piedi per terra, ma c’è tanto calcio buono in questa Viola. Godiamocelo.

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