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Tutti contro tutti al Viola Park. Accuse, permessi, infortuni: che succede?

Tutti contro tutti al Viola Park. Accuse, permessi, infortuni: che succede? - immagine 1
Momento delicatissimo per la Fiorentina, che dopo la doppia vittoria contro Como e Pisa ha nuovamente fatto dei passi indietro preoccupanti
Enzo Bucchioni Editorialista 

C’è una brutta aria al Viola Park e dintorni. Troppe cose non tornano, altre sono difficilmente spiegabili, il tutto porta a pensare che le ultime due fragorose sconfitte in Conference e in campionato abbiano fatto ripiombare la Fiorentina in un caos che a undici giornate dalla fine potrebbe diventare letale. Non mi piace niente di tutto quello che sta succedendo in campo e fuori dal campo. Non capisco neppure le dichiarazioni del dopo gara a Udine: il clima è da tutti contro tutti. Pericolosissimo. E i segnali forti e chiari vanno colti. Dopo la sconfitta con l’Udinese, la più brutta dell’era Vanoli, l’allenatore ha attaccato la squadra. Non l’aveva mai fatto, non è solito farlo. Non era mai andato oltre l’autocritica, annunciare il duro lavoro da fare, ammettere le difficoltà e cose del genere. Sentirgli dire che “i giocatori devono farsi l’esame di coscienza” lascia intendere che qualcosa possa essersi spezzato. È una presa di distanza dalla prestazione della squadra. I giocatori non lo seguono più? Non fanno quello che chiede? Ma anche il capitano, David De Gea, che ammette di aver sbagliato l’uscita sul primo gol e commenta con un “ma tanto i gol li avremmo presi lo stesso non è stato simpatico. Con chi ce l’aveva? Con i compagni della difesa che pensa scarsi o con le strategie e le decisioni dell’allenatore? La speranza è che ci sia stato un chiarimento profondo durante il faccia a faccia al quale ha partecipato anche il direttore dell’area tecnica Fabio Paratici.

Campanelli di allarme

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Le possibilità di salvezza ovviamente ci sono e sono ancora tante, ma se non c’è coesione, se non c’è determinazione e unità di intenti nello spogliatoio tutto diventa più complicato e più difficile di quanto già non sia. Fra l’altro proprio Vanoli lancia segnali che non fanno stare tranquilli. Al di là della formazione sbagliata, del ritorno alla difesa a tre, il linguaggio del corpo è cambiato, la voglia di lottare è diventata più rabbiosa, preoccupata, meno lucida, quasi un segnale di paura. Anche dall’espressione del viso la grinta è scomparsa, c’è quasi frustrazione. Che succede? Dopo quattro mesi il riuscire a gestire o meno la pressione può diventare un fattore. La formazione scelta a Udine sembra partorita più dalla paura che da una lucida analisi tattica. Ma anche i cambi nelle partite precedenti, perfino quella vinta con il Pisa, non hanno convinto. E poi ci sono altri episodi e situazioni difficilmente comprensibili in un momento come quello della Fiorentina che sta disperatamente lottando per non retrocedere. Forse ingenuamente immagino che tutta la giornata le forze e il pensiero dovrebbero essere convogliate al lavoro, alla gestione alla preparazione della partita. Sentire che dopo Udine c’è il giorno di riposo per tutti fa sorridere amaro. E Fagioli che la settimana scorsa ha avuto un permesso? E ieri che alla ripresa degli allenamenti e al confronto interno manca proprio il capitano De Gea per un’altra assenza giustificata? Si è ipotizzato un giorno di festa per il compleanno della figlia: sarebbe imbarazzante. E allora? Mistero. Ma pure vedere Kean a Milano in un evento pubblico proprio di questi tempi fa pensare. Kean che poi ammette di stare abbastanza bene e di voler giocare con il Parma dopo essere uscito infortunato poche ore prima contro l’Udinese. Mali che vengono, mali che vanno… Di sicuro il fastidio c’è, ma con la squadra che affonda, il dolore dovrebbe passare in secondo piano. I denti si possono stringere…


Viola salvi? Manca tanto ancora

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Mancano undici giornate, servono ancora una dozzina di punti e non sarà facile visto il calendario con diversi scontri diretti e quattro big da affrontare. Vedremo se tutto quello che sta succedendo e che visto da fuori non ci torna, potrà essere risolto in confronti, faccia faccia, sollecitazioni dell’orgoglio e del senso di appartenenza. Fare sparire la fastidiosa sensazione che “non ve ne frega nulla” è un obbligo per i giocatori e non solo morale. Se qualcuno pensa che la salvezza non sia un problema, che grazie al tasso tecnico superiore questa squadra sia in qualche modo già salva, questo qualcuno non va fatto giocare perché non ha capito nulla di ciò che sta succedendo. Il ritorno come lo Jagiellonia e l’Udinese restituiscono una Fiorentina gravemente malata quando invece si pensava che potesse essere fuori pericolo. Le ricadute, purtroppo lo sappiamo, sono sempre le situazioni peggiori da gestire e risolvere, ma a cominciare da domenica con il Parma nessuno sarà più disposto a comprendere, giustificare o aspettare una squadra che ormai nessuno a Firenze sente sua.