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Presunzione, la malattia incurabile di questa Fiorentina. Prima la salvezza, poi la vera rivoluzione
Avete presente gli adolescenti? Capaci di tutto, e il contrario di tutto, nel giro di niente. Capaci, soprattutto, di passare dall'esaltazione alla più profonda tristezza da un giorno all'altro. Non solo. Un ragazzo infatti può farti scoppiare il cuore di felicità e stupirti per brillantezza, fantasia, intelligenza e tutto quanto di più bello esista al mondo salvo poi deluderti, all'improvviso, proprio quando pensavi di averlo visto definitivamente crescere. Ecco. La Fiorentina, questa Fiorentina, è così. Un ragazzino/ragazzina del quale è assolutamente impossibile fidarsi. Con più di un'aggravante però: l'età media (non così bassa), l'atteggiamento (molto spesso indolente, purtroppo tipico tra l'altro nei giovani d'oggi), la presunzione e il fatto che chi dovrebbe guidarla molto spesso appare il più lunatico tra i lunatici. Ed ogni riferimento all'allenatore non è puramente casuale.
Parliamoci chiaro però: se ci limitiamo alla figuraccia dell'altra sera in Conference Vanoli è forse l'ultimo dei responsabili. Non è innocente, ma per una volta credo sia il caso di puntare l'indice prima di tutto sui calciatori. Gente come Dodò, tanto per fare un nome non a caso. Uno che si presenta alle interviste del pre gara dicendo di aver spiegato a tutti quanta attenzione sarebbe stata necessaria nonostante lo 0-3 dell'andata salvo poi offrire una delle peggiori prestazioni nella storia recente dei terzini destri viola. E poi Pongracic, Comuzzo, Fazzini... tutta gente che avrebbe dovuto mangiare l'erba (come in un certo senso aveva fatto all'andata in Polonia) e che invece è scesa in campo con la spocchia di chi “tanto siamo più forti e siamo già qualificati”. Quella stessa spocchia che li aveva fatto sentire tanto bravi dopo Bologna (e cos'era poi successo col Cagliari lo ricordiamo tutti) o che li ha trascinati in fondo alla classifica nella convinzione che “la prossima la vinciamo, siamo troppo superiori alle altre che lottano per salvarsi”. Il risultato, i risultati, sono sotto gli occhi di tutti.
E sia chiaro. Qua nessuno pensa che giovedì avrebbero dovuto giocare tutti i titolari o che non sia giusto dare priorità assoluta al campionato. Da qua a far passare nemmeno tanto velatamente il messaggio che della Conference chissenefrega (tutto attaccato rende meglio l'idea) ce ne passa ed una società come la Fiorentina, una città come Firenze, una maglia come quella viola, non possono e soprattutto non devono essere esposti a figure tanto indegne. E per fortuna che dall'urna non è uscito lo Strasburgo altrimenti (se questo è lo spirito) il rischio di venirne fuori con una doppia goleada sul groppone sarebbe stato alto. Parecchio alto, Certo, non che con l'atteggiamento visto due sere fa sia possibile immaginare una qualificazione ai quarti. Basta e avanza il Rakow per far fuori i viola e visto che difficilmente il mister cambierà strategia sarà bene che i “ragazzi” tirino fuori, se ne hanno, un po' di dignità.
Detto questo, e sperando che arrivino risposte diverse, gli indizi per quanto mi riguarda sono abbastanza per arrivare a sentenza: di questo gruppo, in futuro, ne salverei veramente pochissimi. Della serie: salviamoci, sperando più che altro nei pochi all'altezza della Fiorentina (Kean e Fagioli su tutti) e poi mettiamoci nelle mani di Fabio Paratici perché faccia piazza pulita e ci restituisca una squadra di cui esser fieri e orgogliosi. Solo questo, chiediamo: non vittorie, non miracoli o Champions. Non subito, almeno. Semplicemente, una Viola bella, divertente, riconoscibile e che spazzi via le macchie di cui questa rosa (dividendone ovviamente le responsabilità con chi l'ha prima costruita e poi a lungo “gestita”...) sta cospargendo la maglia.
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