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Però mi dicono che le idee sono chiare e allora non mi meraviglierei se Paratici avesse già sentito uno come Domenico Tedesco, 41 anni, tedesco di origini calabresi, con il Lipsia ha vinto la coppa di Germania, ha fatto il Ct del Belgio e ora è al Fenerbahce. Dalla Turchia hanno parlato di un forte interessamento e lo vedremo. Il profilo torna, fa un buon gioco e valorizza i giovani. Mi tengo buono anche Fabio Grosso, l’allenatore del Sassuolo, eroe del mondiale 2006. Stagione ottima in Emilia, dopo tre promozioni dalla serie B alla serie A. Soprattutto Grosso è stato con Paratici diversi anni alla Primavera della Juventus e lo conosce molto bene.
Un altro del quale si parla e non da oggi è Francesco Farioli, montecatinese di 36 anni, che sta facendo cose fantastiche al Porto dopo l’esperienza all’Ajax. Ma forse questo obiettivo è più difficile, Farioli vuole restare in Portogallo. Poi c’è De Zerbi. Ultimo, ma non ultimo. Fino a due giorni fa nessuno della Fiorentina lo aveva contattato, ma piace e resta un profilo alto. Lo cercano società importantissime, non sarà facile, ma la Fiorentina teniamola calda. Firenze lo ha sempre intrigato, ci sarebbe venuto volentieri anche prima dello Shakhtar. Questi i primi nomi che Radiomercato ha messo in giro, magari poi Paratici stupirà tutti con una sorpresa, però dalla scelta dell’allenatore si capiranno tante cose dei programmi futuri e degli obiettivi viola.
Tornando a Vanoli, come scritto, il primo a sapere come finirà è proprio lui. E’ stato preso per salvare la Fiorentina, non era facile, ci sta riuscendo, se centrerà l’obiettivo dovremmo tutti ringraziare sentitamente. Ci ha messo l’anima e il cuore, sta trovando un gioco, ma anche prima della gara con l’Inter abbiamo visto spettacoli non esaltanti in Conference, di recente in campionato con Parma in casa e con l’Udinese dopo lo scempio Jagellonia, quando sembrava avesse perso il controllo della situazione e proprio qui mi chiedevo che se le cose fossero state davvero come si sono viste in campo, non fosse il caso di pensare a un esonero. Poi la squadra s’è ripresa, ma il bilancio è appena positivo, non esaltante. Come detto, però, il cambio in panchina diventa quasi una mossa obbligata per andare verso un nuovo calcio, una nuova stagione e (speriamo) ambizioni vere.
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