Sono più di tre mesi, l’accordo è di metà dicembre, che Fabio Paratici è entrato nell’orbita Fiorentina. Tre mesi duri, complicatissimi. Il suo arrivo è stato indubbiamente una svolta, l’ultima decisione di Rocco Commisso per cercare di salvare il salvabile. Come vanno visti e giudicati questi tre mesi? Cosa ha intenzione di fare per il futuro? Paratici è davvero l’uomo che farà tornare grande la Fiorentina? Interrogativi che girano in attesa di risposte.

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Paratici ridisegna il futuro Viola tra esaltazioni, pregi e troppe attese
Paratici è sicuramente un dirigente di livello e di esperienza internazionale, in questi mesi la sua presenza si è avvertita ma, diciamolo con franchezza: troppo facile, prima non c’era nessuno. La Fiorentina era da troppo tempo senza una guida calcistica, abbandonata, sola, con un Dg (Ferrari) che il calcio l’ha appena conosciuto e non so se l’abbia ancora capito, con il Ds Pradè che se n’è andato tardivamente dopo essersi arreso di fronte al suo fallimento. Fare cose di calcio dentro al Viola Park in questi mesi è stato normale per Fabio Paratici. Con lui l’allenatore Vanoli ha avuto un consigliere, i problemi sono stati analizzati e in parte risolti, l’esperienza e il carisma del nuovo Ds sono sicuramente serviti a farlo crescere, a renderlo più sicuro. Anche la squadra ha trovato un punto di riferimento dirigenziale che non aveva. Stiamo parlando di cose normali, se volete persino banali. Era straordinariamente negativo quello che succedeva prima.
Ma, come spesso succede a Firenze, invece di ragionare con equilibrio c’è chi è immediatamente passato alla glorificazione. Paratici sta diventando una sorta di unto del Signore, un Messia che probabilmente farà crescere meglio anche l’erba del Viola Park. Rifarà tutto, rivoluzionerà tutto, ecco i suoi piani, se ne sentono di tutte. L’attesa del futuro che verrà è diventata quasi spasmodica e secondo me non c’è niente di peggio che alzare così tanto le aspettative.
La realtà è un po’ diversa e l’unica cosa che sto pensando ora, in estrema sintesi, è questa: la Fiorentina ha ingaggiato un dirigente affidabile, esperto e vincente, ora lasciamolo lavorare, salvi la Fiorentina e poi faccia i suoi programmi. Per le valutazioni c’è tempo, aspettiamo sereni. Non mi esalto e non mi posso esaltare per quello che è successo fino ad oggi proprio perché Paratici ha fatto soltanto quello che tutti gli uomini di calcio di questo mondo avrebbero fatto, non vedo per ora cose o idee straordinarie o miracolose, anzi. Il fatto è che prima non c’era nessuno e il raffronto è troppo impari. Meglio averlo che non averlo, direbbe Catalano.
Di sicuro la situazione si sta raddrizzando, ma secondo voi il mercato di gennaio è stato un gran mercato? Tanto per dirne una. C’era da fare un intervento mirato per la salvezza e dei cinque giocatori arrivati ha funzionato solo Solomon. Appena passabili Brescianini e Harrison, Fabbian oggetto misterioso mentre Rugani è un chiaro flop quando invece un bel difensore sarebbe servito. Ma non voglio giudicare neppure questo mercato. Sicuramente Paratici sa fare di meglio e l’ha dimostrato negli anni della Juventus quando ha lavorato fianco a fianco con un grande dirigente come Beppe Marotta.
E qui siamo all’interrogativo degli interrogativi. Quanto vale Paratici senza Marotta? I due, con Paratici che cercava giocatori (lo scouting è il suo mestiere), Marotta che li approvava, insieme costruivano le squadre, ma era Marotta che gestiva il tutto. Hanno vinto quindici titoli. Poi Paratici ha proposto l’acquisto di Ronaldo con un’operazione studiata dal grande procuratore Mendes. Marotta ha detto no, Agnelli sì. Siamo al 2018. Marotta per questo s’è dimesso, i due hanno litigato e le cose alla Juve non sono più andate così bene per Paratici. È vero, ha rivinto due scudetti, una Supercoppa italiana e una Coppa Italia, ma con quella squadra e l’abbrivio di quegli anni era scontato. Il problema è che l’acquisto di Ronaldo ha fatto affondare i costi della Juve (come previsto da Marotta), fino alla spasmodica ricerca di marchingegni per salvare i bilanci con le plusvalenze false che hanno portato alla fine dell’era Agnelli con condanne in sede penale e sportiva. Paratici ha avuto trenta mesi di squalifica dalla giustizia sportiva. In sede penale ha patteggiato un anno e sei mesi.
In questi anni bianconeri senza Marotta, Paratici ha ingaggiato Sarri per cambiare il calcio di Allegri, salvo poi lasciarlo in pasto allo spogliatoio, esonero compreso. I due hanno litigato e non si parlano. È firmata Paratici anche l’estemporanea decisione di promuovere Pirlo dalla Primavera. Un flop. Ma non è andata meglio neppure l’avventura al Tottenham prima con Antonio Conte e poi da solo negli ultimi mesi. Nessun titolo e il glorioso Tottenham che sta lottando per non retrocedere. Il direttore sportivo Paratici ha speso più di duecento milioni.
Dico questo perché mi hanno sempre descritto Paratici come un grande uomo di calcio nel senso che scopre i giocatori, li vede, è un instancabile stakanovista, ma chi lo conosce bene mi ha sempre manifestato dubbi sul suo ruolo di direttore generale dell’area tecnica come ha ora in Fiorentina. Servono altre qualità. Non a caso ha funzionato bene solo con Marotta e di recente ha pure commentato “eravamo complementari”. Ora Paratici è complementare solo a se stesso e, se si riguardano le operazioni fatte con la Juve senza Marotta e anche con il Tottenham, qualche dubbio viene. Mi direte, ma alla Fiorentina sarà più facile. Non lo so. Paratici è un uomo di campo, gli è stato affidato un ruolo apicale per il quale deve ancora dimostrare tutto. Questa diventa una sfida anche per lui, c’è tutto da rifondare, vediamo cosa farà. Lo vedo carente in diplomazia, ad esempio, ma anche nella comunicazione. E questo oggi è un ruolo chiave per chi deve rappresentare una società all’esterno. Ma non solo.
Per questo ho sempre auspicato che Paratici avesse carta bianca sulla parte tecnica, però mi sono sempre augurato che parallelamente la Fiorentina decidesse di investire anche su un vero direttore generale, poltrona invece rimasta a Ferrari e quindi debole. Mi sarebbe piaciuto uno alla Galliani, tanto per capirci, e i nomi potevano essere tanti. Insomma, avrei ricomposto volentieri un’organizzazione simile a quella della prima Juve.
Cosa farà Paratici da solo al comando? C’è solo da augurargli comunque grandi cose, ma darle per scontate e già fatte è solo un esercizio dannoso. A qualcuno è bastato un brindisi al Viola Park per inzuppare la penna nello zucchero, saranno i primi a passarla nel veleno. Paratici sta lavorando, lasciatelo lavorare sperando che faccia meglio di quanto fatto al Tottenham e negli anni juventini senza Marotta. Le capacità ci sono, molte cose tornano, non torna l’enfasi. Intanto da lui mi aspetto un allenatore che sappia dare un forte senso di identità alla squadra e faccia quel calcio moderno che Firenze aspetta per tornare a divertirsi. Sarà la prima vera grande sfida per capire dove Paratici vuole portare la Fiorentina. Servirà coraggio.
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