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Paratici ora salvi la Fiorentina dalla Serie B. Finalmente uno di calcio: deve avere potere

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C’è perfino da chiedersi e glielo chiederemo, come mai abbia deciso di accettare la proposta della Fiorentina. Non credo solo per il Viola Park
Enzo Bucchioni Editorialista 

È il giorno di Fabio Paratici, da ieri gira per il Viola Park, ma oggi sapremo dalla sua viva voce quello che l’ha spinto ad accettare la proposta della Fiorentina, soprattutto cosa intende fare per salvarla dalla retrocessione e cosa significano quei cinque anni di contratto così inusuali nel mondo del calcio. Lo dico subito, tanto per essere chiaro come al solito: il mercato di gennaio è debole, se lo ha fatto lui c’era da aspettarsi molto di più.

Paratici sia comunque il benvenuto, l’ultima mossa di Rocco Commisso è stata quella di puntare su un vero uomo di calcio, dirigente affermato con una bacheca piena di titoli, che ha portato Ronaldo in Italia, fatto l’amministratore delegato della Juventus e guidato il settore tecnico del Tottenham. Era da tempo immemorabile che la Fiorentina non aveva nella catena di comando un manager di questa levatura internazionale. Viene da pensare peccato che non sia stato contattato prima, comunque adesso c’è e il vento può cambiare. Almeno questa è la speranza.


Gli anni di Rocco sono stati infatti segnati da un Pradè minore, prima offuscato dalla grande personalità di Joe Barone e poi, rimasto solo, non ha più trovato l’energia e le idee della sua prima esperienza in viola con Montella in panchina. Non parliamo del disastro e del vuoto assoluto degli ultimi mesi in società, la causa vera di questa discesa negli inferi del pallone. Dunque, benvenuto a un dirigente di questa levatura. C’è perfino da chiedersi e glielo chiederemo, come mai abbia deciso di accettare la proposta della Fiorentina. Non credo solo per il Viola Park.

Qualcuno ha già detto che lo stiamo aspettando neppure fosse la Madonna, un’attesa eccessiva, ma chi pensa questo non ha capito cosa significhi averlo e quanti danni ha fatto in questi anni l’assenza di dirigenti veri. Non si tratta solo di fare mercato, ma di essere un punto di riferimento totale dell’area tecnica, per l’allenatore e per i giocatori. Per tutti. Vanoli non sarà più solo. Ora ha qualcuno che lo supporta, con il quale potrà confrontarsi sulle gestione, sulle decisioni da prendere. Prima con chi lo faceva? Con Ferrari? I giocatori si troveranno nello spogliatoio e al Viola Park un personaggio dal grande carisma e dalla grande storia. Uno che quando ti parla sicuramente lascia traccia.

Racconto di normali dinamiche di calcio che si verificano in tutte le società e che in Fiorentina erano completamente saltate già l’anno scorso con la guerra fra Palladino e Pradè, e sappiamo come è andata a finire. Finalmente si cambia pagina, soltanto il tempo ci dirà se è stata la scelta giusta, se Paratici è arrivato in tempo o meno per salvare la Fiorentina. I margini ci sono tutti, come detto più volte. Nonostante i difetti e i problemi questa squadra ha un valore tecnico superiore a chi deve salvarsi, l’importante è trovare un filo conduttore, capire cosa fare e come comportarsi in queste situazioni. La sensazione è che non si sia ancora capito fino in fondo, Paratici dovrà aiutare anche a cambiare mentalità.

Dico tutto questo dando per scontato che Paratici arrivi con pieni poteri e che abbia la possibilità di parlare direttamente con la proprietà, con Giuseppe Commisso, e non sia costretto anche lui a rimanere in quel limbo di ex dirigenti e allenatori che per parlare con il presidente dovevano passare attraverso un direttore generale che di calcio sa poco o nulla. Basta filtri. Non credo che uno come Paratici possa avere accettato un ruolo subalterno, ma nel calcio tutto ci sta. Lo capiremo oggi e soprattutto lo accerteremo quando sarà il momento del fare. E se Paratici fosse invece un testa di ponte di un qualcuno pronto a rilevare la Fiorentina appena ci saranno le condizioni giuste, come ipotizzato a suo tempo? Lo verificheremo. I segnali, per ora, non ci sono.

Paratici credo sappia benissimo che il lavoro da fare è tantissimo, salvarsi non sarà facile, ma almeno adesso c’è qualcuno in grado di dare la rotta. Anche per evitare figure come quella della cessione di Kouamè o dell’acquisto di Nedeljkovic saltate sul filo di lana. La Fiorentina dice di avere ragione, dà la colpa al Verona, ma per vendere Kouamè o per comprare Nedljkovic si doveva aspettare l’ultimo minuto utile dopo un mese di mercato?

Passando al campo e pensando alla sfida col Toro di sabato, ovviamente c’è un risultato solo. Rugani si allena a parte, vedremo se riuscirà a giocare. Mi aspetto comunque una squadra tosta, capace di lottare, ma dal primo minuto. E Kean in campo subito. Radiomercato raccontava ieri di un interessamento del Milan, ma ci sarà tempo per parlarne. S’era capito che Kean era rimasto a Firenze per giocare in vista dei mondiali. C’è comunque la nuova clausola dal primo al quindici luglio, ma questa volta di 62 milioni. A naso sono tantini.

Ritorno su Gosens. La Fiorentina lo avrebbe ceduto volentieri e s’è ampiamente capito anche questo, sta facendo fatica. Si spiega così l’interesse per Zappa e il terzino destro serbo appena menzionato. L’idea era quella di riportare Parisi e Fortini a sinistra dove rendono meglio. Il tedesco invece al Nottingham Forest non c’è voluto andare, resta il suo ingaggio alto e la speranza che ritrovi un po’ di gamba.