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La Fiorentina non è squadra: caso aperto, tutte le responsabilità di Palladino

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La Fiorentina non convince nemmeno ad Empoli, i dubbi sulla gestione di Palladino aumentano. L'opinione di Enzo Bucchioni
Enzo Bucchioni Editorialista 

Dopo otto partite ufficiali (sei contro avversari da battere) e una sola vittoria grazie al suicidio della Lazio che ha regalato due rigori, è arrivato il momento delle domande su Palladino e dintorni.

I problemi sono evidenti e, purtroppo, l’allenatore non li ha risolti neppure cambiando modulo.

La Fiorentina non è ancora una squadra, non gioca da squadra, e se non ce ne fossimo accorti noi, a dirlo candidamente e pubblicamente a fine partita è stato un giocatore, il novello capitano viola Kouamè: “Ci è mancato giocare insieme, dobbiamo giocare l’uno per l’altro”.


Da queste parole dobbiamo ripartire per chiedere all’allenatore una migliore organizzazione di gioco, delle idee e una squadra che abbia una identità e una personalità precise. Praticamente l’Abc del pallone, quindi niente di strano nè di trascendentale. Molto semplicemente Palladino deve dare di più, il rodaggio è finito, sta lavorando al Viola Park da due mesi e mezzo, tutti gli alibi e le scuse sono finite, molti altri allenatori hanno avuto dei giocatori negli ultimi giorni di mercato e le squadre le hanno costruite.

E se è presto per fare processi, far traballare la panchina o robe del genere, i tempi sono maturi per chiedere di più. Molto di più. L’Empoli ha giocato meglio della Fiorentina, ha mostrato una migliore organizzazione, in campo sa cosa fare, si vedono movimenti da squadra e fluidità della manovra.

La Fiorentina come gioca?

Che calcio vuole fare? 

Non lo so. Me lo sto chiedendo da un po’, all’inizio pensavo fosse un problema mio, ma se lo dice anche un giocatore il tema è più che aperto.

Temo fortemente che Palladino punti sulle qualità dei singoli, vedo un pericolosissmo “palla a Kean”, verticalizzazioni che sanno molto di “buttarla avanti”, sperando che Moise o Gud o Colpani si inventino qualcosa. Spero fortemente che non sia così.

Eppure a Empoli è successo proprio questo, un Kean in grande salute è stato costretto a ingaggiare duelli costanti per farsi un po’ di spazio, per cercare il tiro, ma quando sei costantemente raddoppiato o triplicato, senza il supporto della squadra, diventa durissima.

Devo aggiungere che a Empoli è andata bene perchè c’è stato un calo nella prestazione degli azzurri che avevo visto molto più reattivi nelle gare precedenti, forse complice la stanchezza per la coppa Italia giocata e vinta mercoledì a Torino o le assenze di giocatori per loro fondamentali come Fazzini e Maleh. Se l’Empoli avesse giocato come contro la Juve o la Roma non so come sarebbe finita.

E comunque un pareggio, per come è venuto, non può accontentare. Ma è stato tutto discutibile, dalla formazione con quattro punte e Gosens esterno basso che non ci giocava neppure nel momento migliore della sua carriera. Con quattro punte giochi quando sai che tutti gli attaccanti sono predisposti a fare la fase difensiva, collaborano, si aiutano. Quando la squadra sa stare compatta. Non è successo così, da qui il ricorso ad azioni individuali con l’Empoli sempre in superiorità numerica in mezzo al campo salvo l’inizio frizzante della Fiorentina. E poi, se giochi con quattro punte e non riesci a tirare mai in porta qualche altra domanda dovremmo farcela.

Visto che siamo a dircele, non mi piace neppure la gestione della rosa. Se contro la Lazio l’allenatore era stato bravo a cambiare la partita nell’intervallo, contro l’Empoli siamo tornati alla banalità delle sostituzioni ruolo per ruolo senza cambiare l’inerzia della partita. Eppure le difficoltà si sono viste anche nel primo tempo. Mi sarei aspettato un Adli (sa fare anche quello) al posto di Colpani o di Kouamè (entrambi molto insufficienti) già nell’intervallo. E invece è entrato tardi al posto di Cataldi in regia.

Ma con una panchina piena di giocatori che all’Empoli sarebbero ultra titolari qualche idea per muovere la partita doveva averla anche l’allenatore. Fa male vedere intristire in panca gente come Beltran, Kayode, Parisi, Richardson (messo da parte anche lui dopo un impiego con la valigia in mano), ma anche Sottil con la sua eplosività entrato troppo tardi.

Perchè ha fatto poco anche Gudmundsson? Qualcuno se lo domanderà. Bene. E’ stato marcato a uomo e non essendo fisicamente al top non è mai riuscito a liberarsi bene. Se ci fossero un gioco di squadra, dei movimenti, dei campi di posizione, anche questo Gud sarebbe avvantaggiato. E’ un gran bel giocatore, ma va esaltato nel gioco corale, non pensate che possa risolvere sempre da solo. Lo stesso discorso fatto per Kean.

Datemi una squadra cambierò le cose. E’ questa la sostanza.

E lo stesso discorso vale per la difesa a tre o a quattro. O per l’esclusione di Biraghi per la quale qualcuno avrà applaudito. E’ cambiato poco, a quattro si coprono meglio gli spazi, è più facile quando non c’è organizzazione. Se invece ci fosse, se la difesa fosse protetta adeguatamente dal centrocampo, recuperando Pongracic, si potrebbe tornare anche a giocare a tre. Non è questo il problema.

Mi fermo, non voglio sembrare cattivo con Palladino che sicuramente risolverà. E’ giovane. Continuo a dire lasciamolo lavorare, ma parallelamente spero che tutte queste domande e queste perplessità se le siano poste anche in società. La direzione tecnica, anche se non c’è Galliani come a Monza, di tutto queste deve parlare e ottenere risposte dall’allenatore.

Nessun processo, ma analisi profonde, valutazioni e correzioni per ripartire su basi diverse e più solide che ancora non abbiamo visto.

La rosa più forte dell’era Commisso non può generare la Fiorentina vista con l’Empoli, ma anche con Puskas, Venezia, Parma, Monza…

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