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Orgoglio e serietà: è una Fiorentina diversa e probabilmente non è un caso. Ora la conferma

Orgoglio e serietà: è una Fiorentina diversa e probabilmente non è un caso. Ora la conferma - immagine 1
La presenza di Paratici sembra aver dato un'ulteriore svolta dopo quella di inizio anno
Matteo Magrini

Diciamocelo con grande franchezza: ci eravamo (come spesso capita) auto immaginati chissà che cosa: una specie di corazzata dell'est Europa stile Dinamo Kiev di Lobanovskyi e, allo stesso tempo, di dover giocare una partita di hockey su ghiaccio più che di calcio. E invece si trattava di pallone, né più né meno, contro una squadra a dir poco modesta e in un clima ovviamente non semplice ma che raramente incide eccessivamente sull'andamento di una gara. A far la differenza invece, ed è da qua che vale la pena ripartire, sono molto spesso i valori (tecnici e/o atletici), l'organizzazione e, ancor di più, atteggiamento e motivazioni. 

E' questo, l'aspetto più confortante della vittoria dell'altra sera. L'aver visto un gruppo che al contrario di tante altre occasioni (in Conference o nell'inaccettabile sfida di Coppa Italia col Como) si è presentato all'appuntamento con la giusta mentalità e con la determinazione di chi sa cosa vuole e ha bene chiaro in mente come ottenerlo. Non solo. Ad animare i viola c'era anche e forse soprattutto l'orgoglio di chi voleva dimostrare al proprio allenatore di meritare più spazio e perché no, ai propri tifosi e ad addetti ai lavori vari (compresi i soliti, cattivissimi giornalisti) che nelle ore che avevano preceduto la partita si era andati probabilmente oltre. A sentir certi discorsi sul turnover infatti, e sull'importanza da dare alla Conference, pareva che in Polonia avrebbe giocato la formazione Primavera, o robe del genere. Non era ovviamente così, e chissà che i vari Ranieri, Ndour, Fabbian, Piccoli e compagnia non abbia sentito, dentro di sé, quella sanissima rabbia da trasformare in orgoglio che li ha portati (alleluja) a dare delle belle risposte.

Bene così quindi, e ancora una volta mi piace sottolineare la prestazione di Ranieri. Gli avevo fatto i complimenti dopo Como, e li ribadisco oggi. Ha detto bene Vanoli: “Ha preso una legnata”. E' in questi momenti però che la vita vuol vedere in faccia l'uomo (il calciatore verrà sempre dopo e di conseguenza) e Luca non ha abbassato lo sguardo di un centimetro. Ha incassato, ha sicuramente sofferto, ma si è ripresentato migliore. Chapeau. Bravo lui, bravo Fabbian (in crescita) e bravissimo Fazzini. Un altro che ha vissuto mesi complessi (e non solo per gli infortuni) ma che non si può non tentare di valorizzare in tutti i modi possibili. Soprattutto ora che la Fiorentina sembra riuscire a giocare con più coraggio, a occupare molto più spesso la metà campo avversaria mettendo nelle condizioni migliori per esprimersi, quindi, i ragazzi di qualità.

Adesso però, serve un'altra conferma. Probabilmente, la più importante di tutto. Ovvio il riferimento al derby col Pisa, così come ai (pericolosissimi) precedenti. L'ultima volta all'inizio di questo 2026: Cremonese, Lazio, Milan, Bologna. Quattro gare senza perdere, quattro belle prestazioni, la convinzione di aver finalmente svoltato. Com'è andata, invece, si sa. Per questo è bene avvicinarsi allo scontro diretto con grandissima cautela e soprattutto confidando che lo stesso accada al Viola Park. Ecco. Semmai, è questa la differenza. Oggi infatti là dentro c'è Fabio Paratici e sarà un caso ma, come per magia, è bastata la sua presenza fissa per far cambiare aria, comportamenti e prestazioni. Dei calciatori, e dell'allenatore. Il nuovo diesse ha portato serenità, in primis, ma anche quell'autorevolezza che serve per gestire momenti del genere e per farsi ascoltare da ragazzi spesso superficiali o da mister magari un po' in ansia. Sarà lui, in questi giorni, a tener tutti con i piedi per terra ma, allo stesso tempo, a infondere fiducia. La stessa che si respira anche all'esterno e della quale c'era (e c'è) un enorme bisogno.