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Non solo soldi: Como è stile, identità e idee. Tutto ciò che meriterebbe la Fiorentina

Matteo Magrini
L'editoriale che ci accompagna alla vigilia della difficile trasferta in casa dei lariani

Dicono: “Facile fare le squadre forti e i progetti solidi spendendo 100 milioni per volta”. Vero. Perché “i soldi non fanno la felicità” (forse) ma di certo aiutano. Eccome, se aiutano. Eppure, se fosse tutto così banale, semplice e scontato, domani Como e Fiorentina si giocherebbero uno scontro diretto per l'Europa e i viola, probabilmente, avrebbero alle spalle qualche qualificazione a Champions o Europa League e perché no, avrebbero messo in bacheca un paio di trofei. E invece no. Chiaro, un titolo sarebbe potuto arrivare e quando si arriva in delle finali significa che si è lavorato bene ma quei percorsi, almeno per quanto mi riguarda, portano soprattutto la firma di chi sul campo ha saputo elevare oltre il massimo il reale valore del materiale umano che gli era stato messo a disposizione. Storie passate, comunque.

Il presente, tanto per tornare al punto di partenza, parla di una partita tra due squadre che in estate hanno speso più o meno la stessa cifra (116 milioni il Como, 92 la Fiorentina), col monte ingaggi simile ma comunque (circa 60 a 48) sbilanciato verso i viola ma con un rendimento, sul campo, che non potrebbe essere più lontano. E non serve star qua a ribadire i riportare quale sia la classifica, o quali siano dati e statistiche dell'una e dell'altra. Molto semplicemente, da quel punto di vista, non 'è confronto. Una differenza tecnica evidente, che si è tradotta in pratica nell'imbarazzante partita di Coppa Italia del 27 gennaio scorso. Talmente enorme il dislivello (così come lo era stato nel secondo tempo della sfida d'andata in campionato) da portare alle fastidiosissime ma comprensibili considerazioni di questi giorni. Quelle per cui “pensiamo al Pisa” o, incredibile ma vero, “perdere a Como ci sta, l'importante è vincere gli scontri diretti”. 

Tutto questo per dire che si, “con i soldi è più semplice”, ma quando si parla di calcio a fare la differenza saranno sempre e comunque (almeno al pari dei denari), conoscenze e competenze, idee e capacità di vedere oltre il mezzo metro che si ha davanti. E' questo, più di un'annata disgraziata che in un percorso alla fine può anche capitare, che rende un progetto migliore o peggiore dell'altro. E il Como, sotto questo punto di vista, ha semplicemente sverniciato la Fiorentina. Oggi infatti sulle rive del lago sono e hanno tutto quello che avrebbe dovuto o dovrebbe avere il club viola: identità, riconoscibilità, stile. Qualcuno che sa di cosa si parla lo chiamerebbe “brand”. 

L'abbiamo detto e ripetuto un miliardo di volte: Firenze è una città complicatissima e per molti versi fatta male, ma come poche altre al mondo porta con sé un'anima e un marchio attorno alle quali costruire (anche) una squadra di calcio che diventi modello. Fabio Paratici lo sa e un paio delle 20 ore che passa lavorando ogni giorno le sta già dedicando a quello. Le altre, le spende per salvare questa benedetta squadra. Certo, non può farlo da solo. Servono i calciatori, e serve che l'allenatore ritrovi la retta via che pareva aver trovato salvo poi (ri)smarrirla all'improvviso.