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Mercato, rosa ed allenatore: per restare lassù serve un salto di qualità

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E' normale che il percorso di Palladino debba passare anche attraverso alcune criticità e fino ad ora i risultati, comunque, danno ragione al tecnico campano
Matteo Magrini

Lo dicevano i latini (repetita iuvant) e, quindi, lo facciamo anche noi. Così, giusto per chiarire il concetto a chi evidentemente non ci vuol arrivare o, chissà, proprio non ci riesce. Ripetiamoci, quindi: il bilancio di fine girone d'andata (meno la gara con l'Inter) della Fiorentina è assolutamente positivo. Lo dice classifica, e sarebbe ovviamente stupido ignorarla. Certo, dipende sempre da quale siano prospettive e ambizioni. Si pensava o pensa alla Champions? Allora una proiezione da 64-65 punti rischia di non bastare. Lo dimostra la storia recente e soprattutto, in questo campionato, tutto lascia pensare che la quota si alzerà ancora. Ci si “accontenterebbe” dell'Europa League? Allora, i viola, sono più che in linea per centrare l'obiettivo. Partiamo da questa domanda, quindi. Qual è l'obiettivo della Fiorentina? Per rispondere, è giusto e corretto (ri)partire dall'estate scorsa. Da quando, tanto per intendersi, si disse di voler “far meglio rispetto alle ultime stagioni”. Un concetto un po' poco concreto ma che si poteva interpretare abbastanza facilmente: salire un gradino. Per essere ancora più chiari: qualificarsi, o almeno lottare fino alla fine per farlo, alla prossima Europa League. Per questo è giusto ribadire che la squadra costruita in estate aveva tutte le carte in regola per dar seguito con i fatti alle parole e che il lavoro svolto da Raffaele Palladino e il suo staff risponde pienamente al target fissato. Ciò significa che non può essere l'ultimo filotto di risultati negativi a ribaltare il giudizio. Equilibrio. E' e dev'essere sempre quella la parola d'ordine. All'interno del Viola Park, ovviamente, e in chi analizza i fatti. Detto questo, e lasciando da parte considerazioni sul gioco o sulla strada scelta per arrivare ai risultati (non esiste una sola via per vincere ed ognuno è ovviamente libero di aver le sue preferenze) è altrettanto doveroso non far finta che tutto vada per il meglio. Ci sono delle situazioni sulle quali bisogna intervenire e (piccoli) allarmi da cogliere. Il rischio altrimenti, è di vivere una seconda parte di stagione piena di difficoltà.

Per diversi motivi. Il primo: la Fiorentina, così come la Lazio, verrà affrontata da qualsiasi avversario con grandissima attenzione e feroci motivazioni. Sperare di recitare ancora il ruolo della sorpresa insomma, è utopia. Il secondo: Milan e Roma risaliranno (anche se il ritardo dei giallorossi è oggettivamente grande) e lo stesso Bologna, salvo clamorose sorprese, non avrà più l'impegno della Champions. I viola invece, da marzo in poi, dovranno di nuovo far fronte alla Conference e, quindi, alla necessità di gestire forze, uomini e risorse. Qualunque sia la risposta a quella famosa domanda quindi (“qual è l'obiettivo'?”) da parte della società ci dev'essere un intervento il più deciso possibile sul mercato per alzare il livello di una rosa che, altrimenti, rischia di non farcela. Con la consapevolezza che rinforzarsi a gennaio è difficilissimo ma con la convinzione che qualcosa si può fare. Bene Folorunsho, quindi, ma per quanto mi riguarda resterebbero altre due pedine da mettere a disposizione di Palladino: un uomo che faccia gol (l'apporto degli uomini offensivi, Kean a parte ovviamente, è desolante) e un centrocampista vero. Di sostanza. Il nome, da questo punto di vista, era e resta quello: Frendrup. Io insomma, farei di tutto pur di convincere il Genoa. La sensazione invece, ma andrebbe ovviamente bene lo stesso, è che il club (immagino d'accordo con l'allenatore) sarebbe disposta a fare un grande sforzo più che altro per l'uomo offensivo. Non sono un caso, per intendersi, le voci su Luiz Henrique. Il resto, tocca a Palladino.


Ne abbiamo parlato spesso e condivido quanto scritto nel suo ultimo pezzo da Enzo Bucchioni: il mister (ma già aveva iniziato a farlo nelle ultime gare) dovrebbe rivedere la gestione della rosa nel doppio impegno e quando possibile, anche in campionato, dovrebbe coinvolgere più giocatori possibile. Altrimenti, come si è visto nelle ultime settimane, qualcuno rischia di sfinirsi. Ed ogni riferimento a Gosens, Cataldi, Adli o Dodò non è puramente casuale. Certo, e si torna sempre lì, farlo con alternative di maggior qualità è/sarebbe più semplice. Ma non è solo una questione di forze atletiche. E' anche questione di spogliatoio, e di equilibri. Biraghi, Quarta, Parisi. Tutti e tre, chi più chi meno, ha espresso (apertamente o no) la voglia di andar via per poter giocare di più. Questo significa, ed è comprensibile, che fino ad oggi hanno vissuto con un minimo di disagio la situazione. Niente di grave, ci mancherebbe. Del resto il mister si trova per la prima volta a dover gestire un doppio impegno, a dover gestire certi calciatori, e a dover lottare per certi obiettivi. E' normale quindi che debba passare anche attraverso alcune criticità e fino ad ora (repetita iuvant) i risultati gli danno ragione.

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