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L’orrore di Udine e un inquietante ritorno al passato più brutto

Matteo Magrini
Perché questo ritorno al passato contrassegnato da risultati pessimi?

Un'idea poco brillante

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E poi, all'improvviso, il colpo di genio. Del resto, se hai fatto 18 punti in 11 partite con la difesa a quattro, dopo averne fatti 6 nelle precedenti 15 giocate invece con la linea a tre, a chi non sarebbe tornato in mente di tornare indietro? Sciocchi noi, che non ci avevamo pensato. E infatti: come per “magia”, riecco la Fiorentina scintillante di inizio stagione. Capace di chiudere senza lo straccio di un tiro in porta, di prenderne 3 rischiando di subirne almeno altrettanti e con quella straordinaria capacità di trasformare un centravanti qualunque (bravo eh Davis... ma fermiamoci lì...) in una specie di fusione tra Drogba, Eto'o e Osimhen. Ci scherziam su anche se, lo sappiamo, il pallone in questa città è una cosa seria e che la situazione imporrebbe ben altri toni.

Che dobbiamo fare, allora? Dobbiamo sparare sulla croce rossa? Dobbiamo star qua a dire e ribadire tutti gli errori del mister, della società e di un gruppo di calciatori (?) che non perde occasione per dimostrare tutto quanto già assolutamente evidente a chiunque? Sono stati sopravvalutati e si sopravvalutano (gli bastano due mezze partite per sentirsi tanto bravi...), hanno scarsissima personalità e ancor meno rispetto per la maglia che indossano e, fatto più grave di qualsiasi altro, non riescono proprio a capire il pericolo (sempre più simile a certezza) che stanno correndo. Potremmo farlo, lo abbiamo fatto e certamente torneremo a farlo ma probabilmente non è questo il momento. Sia chiaro. Ciò non significa risparmiare critiche o analisi. Anzi. Per quanto mi riguarda per esempio, gli errori del mister stanno velocemente superando i meriti. E se fino a lunedì i suoi limiti sembravano soprattutto nella gestione della gara quanto successo a Udine fa venir meno anche quella convinzione.

Perché la difesa a tre?

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Detto molto rapidamente: tornare a tre dietro non aveva senso e le spiegazioni fatte trapelare da chi sta stoicamente e alla fine giustamente facendo di tutto per tutelare l'allenatore non convincono un granché. Vero insomma che Comuzzo e Fortini vivono una crisi abbastanza nera, ma basta questo per sbugiardare tre mesi di lavoro e togliere (si torna lì) una delle poche certezze che la squadra aveva trovato? Davvero l'assenza di due giocatori è sufficiente per un'improvvisata del genere? E poi Rugani. Dicono: “Abbiamo bisogno di lui, lui ha bisogno di trovare la condizione, e la può trovare solo giocando”. Giusto, in teoria. Di mezzo però ci sono partite e punti che passano e non è esattamente questo il momento per sacrificarli sull'altare del recupero di un singolo esponendolo tra l'altro (e non credo ne sia stato felice) a una figuraccia non degna della sua (riconosciuta) qualità.

Il ritorno al passato

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E sarà un caso, e così veniamo all'aspetto più preoccupante, ma tutto questo (compresa una scelta fatta all'ultimo, sabato sera, senza averla provata) è coinciso con un sinistro ritorno al passato anche dal punto di vista della compattezza. “I giocatori si assumano le loro responsabilità”, ha attaccato Vanoli. “Il primo gol colpa mia? Tanto lo avremmo preso comunque dopo”, ha detto De Gea. Parole per quanto mi riguarda inascoltabili e inaccettabili se dette da un capitano e come avevamo criticato Ranieri ora è giusto far lo stesso col portiere spagnolo. A proposito. Avete notato anche voi il ritorno di certe scene di nervosismo/isteria? Tutto casuale, s'intende... Il tutto, preceduto dall'intervista pre gara del direttore generale. Momentaneamente scomparso nelle ultime settimane, e riapparso dopo due vittorie per ribadire la sua tabella salvezza anche se la società ha fatto poi sapere che era stata una richiesta della Lega Serie A per ricordare Davide Astori. E il presidente? “Che bel regalo per mia mamma”, aveva scritto (la sua Fiorentina aveva appena rischiato di volar fuori ad opera dello Jagiellonia) giovedì sera. “Che squadra!”, aveva gioito dopo aver visto spezzare le reni al temibilissimo Pisa. Lunedì invece, come dopo ogni ko, silenzio. Un (triste) film già visto sperando che, in qualche modo, il finale non sia quello (drammatico) al quale tutti stiamo pensando...