Ci sono partite, e quindi vittorie, che valgono di più. Ci sono momenti, che contano di più. E sarebbe troppo facile adesso star lì a dire che “era la Cremonese” o che, in fondo, la Fiorentina non ha fatto altro che il suo. In parte forse è così, e certo nessuno vuol esaltarsi per quanto successo lunedì sera o per una classifica che resta nient'altro che mediocre o per un campionato che niente e nessuno potrà o dovrà cancellare. Anzi. Augurandoci che vada a finir bene (e guai a pensare di esser già arrivati in porto) tutti, ma proprio tutti faranno bene a stamparsela in testa e nel cuore, quest'annata disgraziata. E' questo, l'unico modo per far si che porti con sé almeno un aspetto positivo. Una specie di durissima lezione, da imparare a memoria perché non si ripeta più. Perché sia chiaro: di errori ne son stati fatti a centinaia, e non c'è una componente (città e tifoseria comprese) che possa dirsi totalmente “innocente”. Di questo però, avremmo modo di parlarne più avanti.

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La vittoria di Cremona, i meriti di Vanoli e quelli nascosti ma evidenti di Paratici. E ora…
Per il momento, e come detto sperando che la squadra trovi da questo successo quella serenità che non ha mai davvero trovato, è giusto stare sul presente. E' stata, quella dell'altra sera, probabilmente la miglior espressione di gioco e (alleluja) di qualità vista quest'anno. Lo diciamo da mesi: la Fiorentina aveva “solo” una cosa in più rispetto alla concorrenza: il tasso tecnico. “Bastava” far pari sul piano dell'atteggiamento, e il resto sarebbe venuto da sé. L'auspicio insomma, mantenendo una grande cautela visti precedenti e (numerose) ricadute, è che da ora in avanti succeda esattamente quello che è successo lunedì. L'avvio di gara infatti era stato timido, pieno di paura, sinceramente preoccupante. Poi, trovato il gol, i viola si sono liberati dai fantasmi e hanno iniziato a giocare a pallone. In questo caso, il cammino da qua alla salvezza sarà certamente meno complicato di quanto poteva apparire anche solo una settimana fa. L'importante è che a nessuno venga in mente di alzare la testa dal manubrio e che la guardia resti elevatissima.
Da questo punto di vista comunque, credo e spero che possa incidere ulteriormente la presenza di Fabio Paratici. Lo dico senza girarci troppo attorno: il nuovo diesse, nell'ombra e senza farsi praticamente né vedere né sentire in pubblico e senza mettersi in copertina, ha già inciso più di quanto abbia mai fatto qualsiasi altro dirigente della Fiorentina in questi anni. E non è del (complicatissimo) mercato di gennaio che sto parlando. Parlo invece del supporto all'allenatore, e di quando giorno dopo giorno, il diesse, gli sia stato di supporto. Nei confronti del gruppo, e dell'esterno. E se è vero che i numeri e i meriti di Vanoli siano da sottolineare (ha raccolto una squadra morta e le ha fatto prendere un ritmo quantomeno accettabile che su 38 partite la proietterebbe in zone da ottavo, nono posto...) credo sia altrettanto sicuro che senza l'arrivo in pianta stabile di Paratici l'allenatore non ci sarebbe riuscito. Non è un caso insomma, se le cose hanno iniziato a funzionare un po' meglio proprio da gennaio. Un lavoro, questo, importante quanto e forse più di un acquisto azzeccato.
Bene così insomma, con la speranza che oltre ad una salvezza senza troppi patemi la Fiorentina riesca a regalarsi anche qualcosa di più. Il riferimento, va da sé, è al cammino in Conference. Una competizione della quale francamente non se ne può più ma che oggi, e in attesa di un futuro decisamente migliore, può rappresentare la porta per accelerare il processo di ricostruzione. Senza farsi chissà quale illusione (vincere è e resta difficilissimo, sempre e comunque) ma con la consapevolezza di potersela giocare alla pari più o meno con tutti. Testa al Rakow quindi, gestendo le forze ma giocando una partita seria, cercando ulteriore tranquillità e (magari) altre conferme dai singoli. Penso a Piccoli (si meritava una serata di gioia) o a Gudmundsson. Uno che, ormai non credo servano ulteriori riprove, rende molto meglio quando non c'è Kean. Una riflessione, anche questa, da tener buona per il domani. Prima però, testa all'oggi. Godendoci questo sospiro di sollievo, e apprezzando il (poco) che questa squadra può offrire.
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