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La programmazione è iniziata. Paratici, idee chiare ma con un macigno sulle spalle
Dice il detto: “Chi ha tempo non aspetti tempo”. Vale nella vita, e forse ancora di più quando (e se) si vuol far calcio seriamente. E visto che è giusto concedere alla Fiorentina una nuova (verrebbe dire l'ennesima) opportunità vogliamo credere e sperare che un dirigente di alto livello quale è Fabio Paratici stia già immaginando il futuro. Certo. Su di lui, e quindi sulla programmazione della Viola che sarà, pesa come un macigno un presente che si è fatto un filo meno cupo ma che ancora vede squadra e società gravare sotto un enorme punto interrogativo. Il riferimento, va da sé, è alla corsa salvezza e ad un percorso in Conference che può regalare una grande, e ovviamente graditissima sorpresa. Perché un conto è prepararsi per giocare la serie B (lo scriviamo subito giusto per esorcizzare il prima possibile uno scenario a cui nessuno vuol pensare), un altro per ripartire da capo in serie A ma senza le coppe e un altro ancora (magari) sarebbe il dover affrontare una stagione con campionato, Coppa Italia ed Europa League.
Tutto è ancora possibile insomma, ed è per questo che il lavoro del nuovo direttore sportivo è particolarmente complesso: sa che non può aspettare la conclusione di questo complicatissimo 2025/2026 per mettersi al lavoro sul 2026/2027, ma deve farlo senza alcuna certezza. Per fortuna però tra le qualità di Paratici (che magari a volte rischiano di trasformarsi quasi in un limite) c'è quella di esser totalmente “incapace” di star fermo. Mille ne fa, diecimila ne pensa, e sappiamo che fin dal primissimo giorno in cui ha messo piede al Viola Park, e probabilmente già prima, ha iniziato a correre sul doppio binario: la gestione di questa Fiorentina, e la costruzione della prossima. E non è un caso, come abbiamo già avuto modo di dire, che la situazione sia decisamente migliorata proprio in concomitanza col suo sbarco a Firenze. Ha portato calma e serenità, concretezza e attenzione quotidiana ad ogni minimo segnale. L'auspicio insomma, è che i risultati pensando al prossimo anni vadano nella stessa direzione.
Una cosa, è certa: sarà rivoluzione. Sotto tutti gli aspetti. Penso alla squadra, ovviamente, all'allenatore (sinceramente non credo che si possa ripartire da Vanoli), ma non solo. Nei prossimi mesi infatti mi aspetto tanti cambiamenti (e alcuni sono già iniziati) anche sotto il profilo dell'organizzazione del club. Vale per la comunicazione, così come all'organizzazione del Centro Sportivo. Un esempio? Lo spostamento del campo di allenamento della Primavera accanto a quello della Prima Squadra. Sembra un dettaglio. Non lo è per niente. E poi ancora il rapporto con la città e, magari, con la storia. Non mi stupirei infatti, visto il centenario, di veder finalmente coinvolti alcuni dei calciatori e dei personaggi che hanno costruito il mito Fiorentina. Sarebbe l'ora, e aspettiamo a gloria. Si vedrà.
Va da sé che gli aspetti più importanti e che più stanno a cuore alla gente son quelli legati alla squadra. Difficile, forse impossibile, sbilanciarsi troppo adesso. Diciamo che nella testa del diesse c'è una Fiorentina bella, moderna, coinvolgente. Una Fiorentina con un allenatore giovane o comunque portatore di un calcio propositivo e con un profilo (lo disse lui stesso) internazionale. Significa saper pescare giocatori di livello (possibilmente giovani) anche su mercati lasciati troppo spesso inesplorati (soprattutto il Nord Europa) e che abbiano qualità e caratteristiche in linea con le esigenze di oggi. E quindi: forza fisica, corsa, aggressività, tecnica nella velocità, E' questa, l'idea. Prima però, altrimenti parliamo di un sogno o di un pensiero destinato a restar tale, va portata in porto la nave. Evitando nuove imbarcate pericolose, e cercando di regalarsi una gioia alla quale un po' tutti avevamo smesso di pensare...
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